REPLICA

un archivio del libro d’artista e tanto altro

Di Anna Papale

 

REPLICA non è solo un archivio italiano del libro d’artista. L’intervista con le fondatrici del progetto Lisa Andreani, Martina De Rosa e Simona Squadrito ci racconta l’esperienza del progetto a partire dalla sua fondazione e tutti gli eventi ad esso collaterali e le iniziative promosse. Giorno 20 ottobre 2019 è stata inaugurata la sede presso Villa Vertua Masolo in cui sono stati evidenziati i due elementi fondanti della ricerca del progetto, entrambi esplorati nella contemporaneità: l’oggetto libro d’artista e l’archivio.

 

Cosa è un archivio di libri d’artista e qual è la mission che si pone?

La complessità della risposta a questo quesito costituisce di per sé il motivo per cui ci siamo sentite attratte dall’idea di creare un archivio del libro d’artista. Sapevamo di selezionare un oggetto che, anche se apparentemente discreto, conserva una buona dose di radicalità. Un archivio di libri d’artista non è solo una collezione di libri, non è una biblioteca, non è una libreria ma l’insieme di queste tre possibilità. Ne stiamo costruendo uno che sia un luogo di produzione del sapere attivo e performativo, un luogo per la lettura ma anche per la ri-lettura del libro d’artista, un luogo non neutrale che confermi le molteplici soggettività di cui si sta componendo. La mission che REPLICA si pone è, in primo luogo, quella di offrire un altro sguardo su questo mezzo espressivo: il libro d’artista che, per la nostra generazione, rimane ancora un oggetto storicamente inesplorato. Il contrario avviene, invece, per ciò che riguarda l’editoria indipendente, un orizzonte che suscita da tempo un grande interesse trasversale. Definiamo REPLICA un esperimento aperto nel quale queste due dimensioni, quella editoriale e del libro d’artista, si conciliano inaspettatamente con la grafica d’arte, la produzione di manifesti o la grafica pura. Ci vengono in mente le parole di Michalis Pichler, fondatrice della fiera di editoria indipendente berlinese Miss Read, in una conversazione su The MIT Press Reader: «We have reached a privileged historical moment when running a publishing house – or a book fair – can be valued as artwork.»

 

Come nasce l’idea?

Il progetto che ha preceduto e originato REPLICA è Utopie d’artista, un corner dedicato all’esposizione e alla vendita dei libri d’artista aperto anni fa all’interno della storica libreria Utopia di Milano, un’idea sviluppata da Simona Squadrito e supportata da Traslochi Emotivi. Non avendo mai rinunciato totalmente all’idea di raccogliere e fare confluire in uno spazio edizioni indipendenti, libri d’artista e fanzine, Simona ha deciso di dare il via ad un progetto più strutturato, forte del supporto del team giusto e del tempo di sedimentazione e sviluppo di cui un’idea necessita. Abbiamo partecipato a un bando che ci ha permesso di accedere ad un finanziamento iniziale per realizzare l’archivio. Ovviamente il motore propulsore di REPLICA è la curiosità che il libro d’artista suscita nel gruppo, insieme alla necessità di riempire, almeno in Italia, il vuoto siderale esistente in merito al libro d’artista contemporaneo.

 

Cosa vi ha portato a estendere il progetto a un nuovo spazio presso Villa Vertua Masolo e com’è andata l’esperienza?

REPLICA nasce per gli spazi di Villa Vertua Masolo. Simona Squadrito è il direttore della struttura e un anno fa ci ha coinvolte nella gestione e nell’organico dell’Associazione Casa Gialla. Inizialmente abbiamo pensato di dare una collezione di qualità a uno spazio pubblico di evidente bellezza. L’esperienza continua e continuerà nel tempo, REPLICA rimane ancora un progetto orgogliosamente patrocinato dal Comune di Nova Milanese, inoltre REPLICA sta avvicinando a sé diverse realtà presenti sul territorio che stanno partecipando attivamente al suo sviluppo, tra queste vi è la Fondazione Rossi che ha contribuito alla realizzazione dei display espositivi e continua a sostenerci, adesso con un concreto aiuto per la realizzazione di un nuovo e più funzionale archivio digitale.
Nell’imminente, in vista della prossima chiusura temporanea di Villa Vertua Masolo dovuta ai lavori di ristrutturazione dell’intero edifico, stiamo riflettendo sulla possibilità di spostare l’archivio in un luogo più facilmente raggiungibile. Abbiamo diverse opzioni ma è prematuro parlarne.

 

Come funzionano i display? Qual è la difficoltà – se esiste – di esporre un archivio invece che una collezione di opere e quale il punto a favore?

I display realizzati da Parasite 2.0 e Furlani-Gobbi introducono nell’archivio la sua seconda funzione: la consultazione, un aspetto che purtroppo viene spesso tralasciato. Essi infatti presentano piani di appoggio, mensole ed elementi autoportanti che permettono di poter sfogliare e non soltanto di osservare. I piani si moltiplicano diventando dispositivi per veicolare l’informazione e fruire dell’oggettualità stessa dell’opera-libro. Inoltre abbiamo libri che sono essi stessi display, ci viene in mente il lavoro di Eleonora Luccarini I don’t know who he is but seems very polite, una tavola di legno alta due metri con delle iscrizioni a carboncino. Nell’immaginario comune gli archivi sono luoghi fatti di grandi scaffalature, faldoni e scatole ma non deve necessariamente essere così. Un archivio è sostanzialmente una grande biblioteca e – nel nostro caso specifico – soddisfa la necessità di spazio e tempo, dimensioni imprescindibili dato che trattiamo opere-libri. Forse è proprio questa la diversità tra una collezione e un archivio, quest’ultimo richiede un certo grado di performatività nella fruizione dell’opera, un aspetto curato da parte di chi lo organizza in favore di chi lo consulta.

 

Avete avviato una partnership con Edicola Radetztky, uno spazio espositivo molto connotato di Milano, quali sono gli apporti che reca al vostro progetto? Avete in mente di creare una rete con altri spazi della città?

La collaborazione con Edicola Radetztky è stata abbastanza naturale per noi, ci conosciamo da anni e abbiamo spesso collaborato. Esporre REPLICA per loro è stato, si può dire, uno strappo alla regola: da quando l’Edicola è nata, i suoi creatori hanno deciso di non connotarla del suo naturale ruolo, ovvero quello di luogo atto alla vendita/esposizione di opere su carta (edizioni, libri, fanzine). Tuttavia REPLICA ha mosso il loro entusiasmo e abbiamo portato una selezione dell’archivio sulla Darsena di Milano. Ovviamente abbiamo deciso di creare un evento dinamico con una programmazione più adatta alla personalità dell’Edicola Radetztky, motivo per cui abbiamo organizzato durante i giorni della mostra una serie di eventi collaterali, qui ricordiamo la performance/reading di Valerio Veneruso, che ha letto per in due tempi degli estratti dal suo libro d’artista 3472530633 – 2004/2014, consistente nella trascrizione di tutti i messaggi telefonici ricevuti nell’arco di dieci anni. Abbiamo anche deciso d’investire sul display espositivo e coinvolto l’artista Nicola Melinelli nella sua realizzazione. L’aspetto più interessante di aver portato REPLICA all’Edicola Radetztky è stato l’incontro con il pubblico estraneo al settore: il libro d’artista riesce ad incuriosire e a catturare l’attenzione e la partecipazione attiva anche dei cosiddetti profani.

 

Avete trasferito il vostro archivio su una piattaforma digitale. Cosa ha significato tale cambiamento?

Per l’esattezza non si è trattato né di un trasferimento né di un cambiamento. REPLICA nasce come archivio fisico e digitale del libro d’artista. L’esperienza diretta, nel caso di questo mezzo espressivo, riteniamo sia imprescindibile: capire come aprire un libro, sfogliarlo, scoprire nuove forme e materiali impiegati sono processi che, ovviamente, non possono essere esperiti attraverso la dimensione dello schermo. In egual misura, essere presente e consultabile sul web, è un fatto necessario alla consultazione dell’archivio da parte di un più vasto pubblico, per permetterne lo studio e la ricerca. Curiosamente in REPLICA sono presenti anche libri d’artista digitali, come quello di Matteo Gatti o di g. Olmo Stuppia, nati per lo schermo e non per la carta stampata.
Questa doppia natura, fisica e virtuale, è una connotazione che riteniamo necessaria per un archivio contemporaneo, stiamo quindi lavorando per implementare il sito con un database di più facile consultazione, ora che i titoli sono così numerosi e in vista di una crescita concreta.

 

Qual è il criterio di selezione degli artisti? In genere l’archivio rimanda a una raccolta storica, cosa vuol dire ‘catalogare’, ‘inventariare’ arte contemporanea?

L’archivio si è costituito inizialmente tramite due open call cercando di diffondere il più possibile l’application e contattando tutti gli artisti che sapevamo si fossero confrontati con questo medium. Nella prima selezione abbiamo applicato un metodo estremamente inclusivo, valutando sempre la qualità delle opere. La selezione è avvenuta studiando ogni singolo progetto. Nel valutare le proposte non ci siamo poste come curatrici di una mostra, non abbiamo valutato solo i progetti che ritenevamo più interessanti ma abbiamo fatto delle considerazioni diverse legate in prevalenza alla necessità di archiviare e di raccogliere quanti più esempi possibili di questo tipo di opera, ovviamente tenendo presente la qualità dei manufatti e anche la ricerca personale di ogni artista. Ogni lavoro è stato valutato passandolo in rassegna e considerando i diversi paradigmi a cui un libro d’artista crediamo debba attenersi (multiplo, libro oggetto, libro opera etc.); non ci siamo trovate sempre d’accordo nelle scelte, tuttavia questo metodo ha dato a REPLICA una connotazione di qualità e apertura. Vorremmo che il progetto nel tempo guadagnasse una propria autonomia, svincolata dalla volontà dei fondatori: Lisa Andreani, Martina De Rosa e Simona Squadrito. Il nostro obiettivo è quello di creare una collezione pubblica che sia patrimonio culturale comune, forse in futuro l’archivio di REPLICA potrà essere il primo mattone di un museo italiano dedicato interamente al libro d’artista.

 

Su cosa vi state concentrando adesso? Quali sono i vostri progetti futuri?

Il programma del prossimo anno sarà molto ricco di contenuti e di cambiamenti. Oltre alle call che annualmente continueranno ad essere presentate, le iniziative, toccando tematiche specifiche, comprenderanno una serie di lecture e due workshop all’anno, uno con un istituto universitario del territorio milanese e il secondo aperto, attraverso un bando, a giovani professionisti. “School of fundamentals”, così abbiamo chiamato il progetto più formativo, insegnerà come costruire e conservare un archivio analizzando tutti i suoi protocolli e interrogandosi su quali siano le modalità migliori per la sua gestione. REPLICA_talks inviterà invece esperti del settore a riflettere sul ruolo dell’archivio nella contemporaneità, sul libro d’artista e sulla sua storia e infine sulle nuove eredità e sviluppi nelle ultime generazioni. Accanto a queste due iniziative persisterà il focus sul display iniziato con Parasite 2.0 e Furlani-Gobbi: “Where to place it?”che rifletterà sulla costruzione di un archivio, sui materiali e i supporti più adatti per realizzarlo.

 

In copertina: REPLICA, installation view: display a cura di Parasite 2.0 e Furlani-Gobbi (Villa Vertua Masolo, 2019) credits Martina De Rosa