In principio era il cielo

di Eliana Vasta

 

«La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima» scrive Carl Gustav Jung nel suo libro “Ricordi, sogni, riflessioni”. Avere una vocazione nel suo significato originario, vuol dire essere guidati da una voce, quella “interiore” che è a sua volta la voce di una coscienza più ampia ed è ciò che accade nella poetica visiva di Pierdonato Taccogna, che mette in mostra nella sua personale dal titolo “In principio era il cielo”, alla galleria KōArt: unconventional place di Catania, nata da un’idea del curatore Giuseppe Carli e curata da Aurelia Nicolosi. La mostra visitabile fino al 5 dicembre è realizzata in collaborazione con il Centro d’arte Raffaello di Palermo.

Taccogna nasce nel 1990 a Triggiano, in provincia di Bari, dopo aver conseguito la maturità presso il liceo artistico statale “G.De Nittis”, prosegue gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bari e nel 2014 sospende tale percorso per dedicarsi interamente all’arte, approfondendo mediante la ricerca storica, lo studio delle tecniche pittoriche. Taccogna non utilizza colori o altri materiali industriali, tutto è predisposto nel suo atelier: colori, tela e telaio, sono preparati tutti completamente a mano, come un tempo, seguendo le antiche ricette dei maestri; anche l’atto pittorico in sé è da considerarsi “puro”, poiché l’artista utilizza un pennello e un diluente per ogni colore, affinchè il colore possa essere considerato “intenso”.

La mostra indaga il rapporto tra l’uomo, il mondo terrestre e l’universo. Fin dai tempi antichi, l’uomo concepì l’universo come un’armonia di sfere concentriche, tendenti a un maggior grado di perfezione, che Taccogna tende ad indagare, comunicare, suscitare riflessioni, uscendo dalla concezione antropocentrica e avvalendosi della scienza per spiegare l’universo.La sua poetica si avvale di due componenti inscindibili la “luce” e la “materia”.Nelle sue tele, la “luce” – ritorno alla vita – si mescola alla “materia”, che viene indagata partendo dal telaio per giungere all’ultimo strato di vernice presente con larghe pennellate, e intensi grumi visibili all’occhio umano; proprio la luce metafisica si propaga nello spazio della tela e sembra squarciare la materia, in cui il colore che si espande, non è solo quello visivo, ma il complesso risultato dell’effetto della luce sul nostro sistema percettivo, creando un fenomeno complesso di assorbimento e “rifrazione”.

«Nell’opera di Pierdonato Taccogna – spiega la curatrice Aurelia Nicolosi – rivediamo Turner, Monet, Seurat, Signac, Van Gogh, cioè tutti quei pittori in cui la luce e il colore sono diventati parti fondamentali della loro vita e della loro sperimentazione».La ricerca artistica di Taccogna, si avvale anche della pittura veneta del Cinquecento di Tiziano Vecellio, legandosi all’artista per lo studio della luce e del colore; se dovessimo considerare la scena artistica contemporanea troviamo delle similitudini con Stella Maria Baer, la quale analizza il “suo” universo con una tecnica artistica diversa: l’acquerello.

Taccogna indaga il cosmo, come l’osservatore che si appresta a scrutare la tela, alla ricerca della verità primordiale sull’origine della vita: nebulose interstellari, supernove squarciate da rossi e verdi intensi, ove la luce domina e sembra fluttuare nelle tele, lasciando spazio al buio dell’universo e dell’io profondo. L’artista volge lo sguardo anche alla Terra, scrutandola dall’esterno, arricchendo l’uomo di una dimensione nuova, quella della riflessione e della consapevolezza di esistere al centro di un sistema complesso che chiamiamo universo.