Federico Montagna di Artoday

di Viviana Triscari

 

Federico Montagna, classe 1995, milanese, è il giovanissimo ideatore di Artoday, piattaforma che promuove l’arte contemporanea tramite una galleria virtuale creata su Instagram. Insieme alla designer tedesca Myriam Kühne-Rauner è anche il curatore del progetto espositivo The Wall Project, giunto al suo terzo appuntamento con la mostra dedicata ad Alan Borguet (dopo Manuel Fois a settembre/ottobre e Alina Vergnano a novembre 2018), artista proveniente dal mondo della streetart, la cui ricerca attuale guarda soprattutto in direzione della pittura dei grandi maestri dell’arte segnica.

 

Federico Montagna e Alan Borguet

 

Chi è Federico Montagna e che cos’è il format Artoday?

Sono un ventitrenne appassionato d’arte, laureato in Arti, Design e Spettacolo all’università IULM di Milano, fondatore e curatore del progetto di arte contemporanea Artoday. Circa un anno e mezzo fa ho sentito l’esigenza di creare un qualcosa di nuovo, una realtà che fosse in grado di avvicinare il mondo dell’arte a quello del digitale, cioè di sfruttare tutti quelli che sono i mezzi di comunicazione che la rete offre per veicolare e raccontare l’arte di Oggi in una maniera differente, più diretta, più coinvolgente, nel mondo di Oggi. Il mio lavoro è cominciato quindi in rete, in particolare su social come Instagram, dove ho costruito la mia community e dove sto portando avanti un attività innovativa che definirei di tipo “curatoriale digitale” in cui seleziono e condivido ogni giorno le opere dei migliori artisti emergenti internazionali ma soprattutto racconto le loro Storie. Il format di Artoday consiste infatti in un “trittico” (termine comunemente legato all’arte antica ma riportato nel mondo di oggi su un feed di Instagram) dedicato all’opera di un artista più o meno emergente, accompagnato però anche da una breve intervista con cui chiedo all’artista di rivelarsi e raccontarsi. Concentrandosi in primo luogo sulla sua figura e la sua storia arrivo realmente a capire il suo lavoro e il suo processo creativo, coinvolgendo anche un pubblico non necessariamente del settore, che può finalmente immedesimarsi nelle parole dell’artista e comprendere quello che fa, senza troppe teorie critico-filosofiche. Quando il progetto è cresciuto ho formato un team di ragazzi giovani, appassionati d’arte come me ed eterogenei per competenze (graphic designer, editor, fotografo, videomaker, web developer) che oggi mi danno una mano a portare avanti Artoday in una modalità sempre più professionale. In questo modo siamo riusciti a crearci una community di quasi 12.000 utenti tra cui artisti, galleristi, curatori e collezionisti ma soprattutto ad entrare in contatto con oltre 200 artisti emergenti in tutto il mondo che oggi collaborano con noi.  Il passo successivo ora è il lancio ufficiale del nostro sito web (entro la fine dell’anno) dove pubblicheremo numerose interviste ma anche video documentari realizzati all’interno degli studi degli artisti, nei luoghi in cui lavorano, per raccontarli e farli conoscere a 360 gradi.

 

The Wall Project No. 2 #Alina Vergnano “Natura”

 

In cosa consiste la professione del digital curator e cosa ti ha spinto a preferire, almeno per il momento, questa via piuttosto che quella della curatela tradizionale?

La professione di “digital curator” in realtà non so neanche se esista (potrei essere il primo in effetti) ma è sicuramente una diretta conseguenza di quello che faccio. Essendo nato nell’era digitale, servendomi dei suoi canali per lavorare, approcciandomi sopratutto attraverso la rete è evidente che non posso definirmi un curatore nel senso più tradizionale del termine, ma è anche vero che con Artoday faccio in realtà proprio quel tipo di attività: studio, ricerco e seleziono il lavoro di artisti in tutto il mondo e li espongo in una galleria (online) che è la mia pagina Instagram. In realtà la forte matrice curatoriale-digitiale di Artoday mi ha portato quest’anno ad essere anche media partner di alcuni importanti eventi del settore, come il festival dei project space di Milano “Spazi” alla Fabbrica del Vapore, la mostra The Useless Land nel castello medievale di Lajone e la personale di Thomas Berloffa nella Penthouse Libeskind di CityLife. Il lavoro di estrema cura e ricerca che sto svolgendo attraverso l’online e la rete di artisti con cui oggi sono in contatto, mi sta quindi abilitando ad approcciarmi come curatore anche nel mondo “reale”, anche se ovviamente, essendo giovane, la strada è ancora lunga e ho molto da imparare, ma per adesso sto ricevendo un buon riscontro e grande fiducia da molte persone, in primis dagli artisti.

 

The Wall Project No. 1 #Manuel Fois “AUD-553310”

 

Il digitale e i social media hanno prodotto una rivoluzione nel modo di fruire delle opere d’arte. Quali sono per te i vantaggi e gli svantaggi di queste nuove forme di rapporto tra opera e pubblico? Non c’è il rischio di una banalizzazione delle ultime?

Nel mondo dell’arte la digitalizzazione ha avuto, come in altri settori, un impatto rivoluzionario. Ciò ha creato inevitabilemente, in un settore iper -tradizionale come quello dell’arte, dei cortocircuiti considerati “pericolosi” che hanno ribaltato le strutture portanti di questo sistema. Il digitale ha aperto nuovi scenari, inventato nuovi linguaggi, e impostato nuovi metodi di fruizione e di condivisione in cui tutti noi siamo consumatori ma allo stesso tempo anche produttori di contenuti (‘prosumer’) e, in particolare nel settore dell’arte, di immagini che oggi sono più che mai digitali, liquide ed effimere. E’ innegabile però che il digitale, se lo si usa in una maniera intelligente e ponderata, crea delle possibilità inimmaginalibili, dove è possibile una comunicazione universale e disintermediata; creare nuovi rapporti e opportunità (non è una novità che molte trattative e vendite si chiudano ormai attraverso i direct di Instagram); un informazione più capillare e quindi anche una conoscenza più allargata, sempre a portata di mano. Personalemente però credo che la cosa più grande che la rete è riucita a fare è di abbattere le barriere sociali e ideologiche che vedevano l’arte come ancora qualcosa di elitario e irraggiungibile, riservato a pochi, permettendo a tutti, nel bene e nel male, di avere accesso, conoscenza e voce in capitolo per sentirsi realmente parte di un sistema, riportando l’arte alla sua valenza democratica.

 

Quali criteri segue Artoday nella scelta degli artisti da promuovere?

La selezione degli artisti parte sempre da un attento studio e da una profonda ricerca su quello che è il panorama contemporaneo ed emergente internazionale fuori dalla rete. L’errore più grande è pensare di focalizzarsi solamente sugli aspetti legati al social, in quanto, soprattutto Instagram, può ingannare e convincerti con la formula “più ha seguito, più è bravo” quando, per diretta esperienza, un artista star del web che può avere 20 mila follower lo fa magari per hobby in cameretta e non ha mai neanche esposto il suo lavoro. Il passo successivo, per cui il digitale invece è fondamentale nel mio lavoro, è entrare in contatto con l’artista: in questo senso Instagram ti permette di arrivare a parlare con persone da tutto il mondo con cui altrimenti sarebbe impossibile avere un dialogo, ma sopratutto di coltivare un rapporto con l’artista e cercare di portarlo a uno step successivo. Non mi accontento mai del materiale fotografico e della loro intervista, ma cerco sempre di andare a trovarli in studio e parlarci di persona. Questo mi ha permesso di conoscere direttamente numerosi artisti, di vedere il loro lavoro, di approfondirlo e come curatore di instaurare anche un rapporto di tipo professionale fuori dalla rete.

 

Alessia Romano e Federico Montagna

 

The Wall Project esprime l’esigenza di passare dal virtuale al reale e di creare un momento di incontro tra l’opera, l’artista e il pubblico. Puoi raccontarci come nasce questo progetto e come è iniziata la collaborazione con la designer Myriam Kühne-Rauner? 

Il progetto The Wall nasce proprio dalla volontà di uscire finalmente dalla rete, di passare dall’online all’offline, dal mondo di Instagram a quello delle alle mostre, e il primo primo passo verso questa direzione è merito soprattutto dell’incontro con Myriam. Myriam è una persona fantastica che all’età di 46 anni ha potuto realizzare il suo sogno di creare il suo marchio di design ‘m2kr’ e aprire la sua galleriaAngelo della Pergola 1’ in una delle zone più cool di Milano, il quartiere Isola. Insieme abbiamo deciso di creare un format espositivo che fosse in grado di trasformare questo spazio anche in un luogo di supporto e di promozione delle tendenze più attuali della disciplina pittorica, invitando un artista emergente al mese del portfolio di Artoday ad esporre in galleria un opera unica, inedita, su un muro. L’idea è quindi quella del Wall come un display analogico, sul quale l’artista decide di condividere non più con i suoi followers ma con un pubblico in carne ed ossa, le sue ultime ricerche, ragionando quindi sull’ambiguo rapporto che esiste, oggi più che mai, tra reale e digitale.

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Ph. Adriano Blarasin