Migrantour

Una passeggiata a Catania all’insegna dell’intercultura

di Alessandra Tomasello

All’interno dell’antico centro storico della città di Catania sorge il quartiere di San Berillo. Un tempo punto nevralgico della manifattura catanese, dopo lo sventramento degli anni ’50, esso è diventato oggi un luogo ai confini della marginalità. Dal 2015 l’associazione Trame di Quartiere ha portato avanti diverse attività di riqualificazione sociale e rigenerazione urbana che hanno permesso agli abitanti del quartiere di essere coinvolti in diversi progetti culturali quali la narrazione audiovisiva e spettacoli di teatro sociale.

In occasione della conferenza stampa, sabato 22 giugno è stata presentata presso Palazzo De Gaetani, sede dell’associazione, l’ultima iniziativa che prende il nome di “Le nostre città invisibili. Incontri e nuove narrazioni del mondo in città”, coordinato da Trame di quartiere e Oxfam Italia, con la partecipazione di Acra, Viaggi solidali e co-finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo (A.I.C.S.). Il progetto è a capo della rete europea del Migrantour che vede coinvolte 10 città italiane e che si occupa di promuovere passeggiate urbane e itinerari interculturali alternativi guidati da narratori di origine straniera che raccontano le vie della città con uno sguardo diverso, inedito e mediato dal loro background culturale.

A Catania è stato lanciato l’itinerario “Catania interculturale. Passeggiata tra San Berillo e Civita”. La nostra passeggiata viene condotta da Abdul, un signore di origine marocchina che vive nella città da ormai 30 anni e da Ababukar, un ragazzo di 18 anni proveniente dalla Liberia. I racconti nascono da una riflessione del territorio contingente, dei luoghi vissuti quotidianamente che, reinterpretati attraverso i ricordi delle terre lontane di origine, rievocano ciò che ai nostri narratori sembra più familiare attraverso associazioni visive e paragoni culturali. Poco vicino Palazzo De Gaetani, quasi alle porte del quartiere, ci imbattiamo in un murales rappresentante San Berillo. Abdul ci spiega che San Berillo è importante non solo per la comunità catanese in quanto fu il primo vescovo della città, ma anche per quella dei migranti poiché anch’egli in fondo lo era, poiché proveniva da Antiochia di Siria. E ancora, soffermandoci in piazza Spirito Santo, guardando verso via Coppola, Abdul e Ababukar ricordano che nel XVI sec. si trovavano le mura fatte erigere da Carlo V d’Asburgo, mura fortificate che si potevano vedere anche a Fes. I colori, i suoni, le urla del caratteristico mercato  fera ‘o Luni di Catania non sono tanto dissimili da quelli che potremmo vedere e sentire nella stessa città marocchina. Come se guardare la nostra città significasse visitarne un’altra. Le esperienze dei due narratori si intrecciano, dialogando tra di loro e creando nuove suggestioni mai avvertite. Passando da Piazza della Repubblica in cui osserviamo la statua di Colapesce, personaggio mitico che ha un suo alter-ego anche in Africa, giungiamo prima a piazza Falcone con le sue due chiese, poi giù fino a piazza Cutelli. Sulla via Vittorio Emanuele, ci addentriamo in un piccolo alimentare musulmano in cui possiamo sentire gli odori delle spezie usate per cucinare il cous cous, la cui preparazione viene spiegata da Abdul con tale dovizia di particolari che ci trasporta con la mente dentro le stanze della sua dimora. Infine, entriamo dentro la Moschea della Misericordia che assume un’atmosfera magica con i suoi lampadari, i tappeti, le scritte in arabo. Sembra davvero di essere catapultati nelle terre di Abdul e Ababukar che ci spiegano i passi e il significato del Corano. La nostra cultura non è altro che il frutto di contaminazioni diverse. Non saremmo ciò che siamo senza le costanti migrazioni che si sono succedute nel tempo e che oggi rendono la nostra terra un crogiuolo di saperi multiculturali.

Ph. credits: Federica Castiglione e Alessandra Tomasello