Un Royaume sans Frontière terraferma:

l’opera di Michel Couturier

di Alessandra Tomasello

 

Da tempi immemori, la Sicilia è stata una meta di approdo privilegiato di diverse culture e i suoi porti sono da sempre punti di scambi commerciali e di passaggi migratori, la cui natura transitoria conferisce ad essi uno stato di sospensione del tempo. Oggi cosa potremmo osservare se non gli oggetti che li abitano? Gli alti lampioni, i tralicci della corrente elettrica, i tir che vanno e vengono.

Questa è una delle tante immagini che presenta l’artista belga Michel Couturier giunto a Catania per presentare la sua mostra Un Royaume sans Frontière terraferma, curata da Rosa Anna Musumeci e Anna Guillot in collaborazione con il KobookArchive e con il supporto di Sergio Zinna e lo staff di Zō.

La mostra è stata inaugurata giovedì 13 giugno presso lo spazio On the Contemporary dove è stato proiettato in anteprima il video L’Enlèvement de Proserpine e sono esposte alcune opere su carta. Sabato 15, invece, l’intero progetto è stato presentato presso il Centro Culture Contemporanee Zō; si tratta di un’installazione all’interno del cortile, della proiezione di tre video in auditorium e una video-installazione in caffetteria. La mostra presso On the Contemporary sarà visitabile fino al 27 settembre, mentre l’evento da Zō si concluderà il 31 luglio.

Michel Couturier è un artista che proviene da una realtà dinamica e aperta alla sperimentazione artistica quale Bruxelles. Una città che, come ha definito la curatrice del progetto Rosa Anna Musumeci, «ha puntato sulla cultura dove l’arte contemporanea è una parte integrante della vita quotidiana». Ed è proprio Bruxelles il luogo dell’incontro tra la curatrice e l’artista. «Durante un vernissage di fotografia, mi sono imbattuta in una grande tela 4×5 in cui è raffigurato il porto di Dover. Rimango colpita perché noto quanto il Belgio sia pronto ad accogliere un tipo di arte che va oltre gli schemi. Da circa dieci anni, si è creata una rete virtuosa che ha messo in contatto artisti e curatori e all’interno della quale io e Michel abbiamo approfondito la nostra ricerca».

Il progetto che viene presentato a Catania è il risultato di un’inchiesta durata tre anni in Sicilia e che troverà la sua conclusione a Noto. L’arte di Couturier è eclettica: passa dalla pittura, al disegno, al video, alla performance.

Entrando nello spazio di On the Contemporary, ci troviamo di fronte una grande striscia di carta che trova riscontro in una seconda molto simile collocata in un’altra zona dello spazio; vi sono disegnate con carboncino tracce che rimandano ad un’ombra, una forma oggettuale che emerge dallo sfondo bianco. Un lampione, simbolo della mostra, decontestualizzato e reso figurativamente soggetto artistico. In una bacheca sono collocate una quantità di piccole opere su carta riportanti altre icone tipiche del lavoro di Couturier. Shadow piece: similmente si presenta in modo suggestivo all’interno del cortile del centro Zō. Mentre ancora nel buio dello spazio, sempre presso On the Contemporary, si sentono echeggiare i suoni e i rumori di una natura che, visivamente e apparentemente, sembra incontaminata. Una natura a noi familiare, quella dell’entroterra siciliano, rivisitato in termini completamente nuovi. Il video si intitola L’Enlèvement de Proserpine, Il ratto di Proserpina. Couturier fa un viaggio nella memoria della Sicilia, con i suoi miti e le sue leggende, e propone una rilettura personale della storia. Il susseguirsi di immagini video, alterate attraverso il color editing (il che conferisce un senso di straniamento), mostrano paesaggi di una Sicilia incantata ma allo stesso tempo fortemente immersa nel tempo attuale, fagocitata dalla brutalità dell’azione umana. Proserpina allegoricamente è la natura che viene rapita dall’uomo. Il lago di Pergusa, sede dell’antico mito, sta per prosciugarsi e ospita una pista automobilistica semiabbandonata che l’artista cattura nel video. Alternativamente, passando dal tempo passato al tempo reale e presente, assume spazio una poetica del disincanto. L’artista belga è un uomo colto, si fa debito della letteratura italiana, Pavese e Quasimodo in primis. Ciò che all’artista interessa è il fare. Fare come sinonimo di irrevocabile in cui la sua arte si realizza nell’incontro con la materialità delle cose. Indaga il rapporto che esse hanno con lo spazio e ciò gli suggerisce il percorso da intraprendere.

Al centro Zō, assieme all’Enlèvement, vengono proiettati altri due video: Les Ports de Sicile e Trough the Looking Glass. Parlando con Michel, capiamo quale idea soggiace a quella del porto: «Mi attrae nel porto la visione da punti di vista diversi, il luogo porto come una grande superficie di catrame, con barriere, tralicci, lampioni immensi. Un posto dove non si può vivere, invivibile, fatto per gli autocarri. Volevo esplorare i luoghi di passaggio. Ho lavorato sui parcheggi, sui supermercati, su spazi poco esposti e chiusi. Venivo in Sicilia e mi rendevo conto che il porto aveva un’importanza della storia passata e recente. Vado dove mi sembra che qualcosa accada, faccio ciò che posso pensando sempre a farne qualcosa di riconoscibile, vivibile nel momento attuale ma anche in prospettiva storica ed esistenziale. Volevo trovare dei luoghi dove di solito non si vive. Volevo trovarci il modo di viverli, di vederli, capirli. Le mie opere bidimensionali hanno sempre delle caratteristiche fisiche, per me è importante la materia, la carta. I paesaggi per me erano oggetti.» Dunque il porto diventa uno stato esistenziale, dove non c’è relazione umana, è solo la sede di spostamenti di merci. L’apparizione dell’umano è voluto dall’artista in Trough the Looking-Glass. Due donne attraversano il porto di Dover, la loro è una gita esplorativa all’interno di questo mondo fatto solo di quegli oggetti che lo compongono: ancora una volta lampioni, tralicci, navi, tir. Il porto diventa metafora della nostra esistenza soggetta al flusso di beni che inequivocabilmente desideriamo. La vita sembra ormai ruotare attorno ad essi ed è ciò che l’artista fa emergere con la sua arte. Ineluttabilmente, siamo diventati tutti schiavi di un sistema.

In copertina: L’Enlèvement de Proserpine, 2018_ video 7’30_videostill”

Ph. Credits: ph E. Nicoletti.

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