“Le vacanze intelligenti” Tra fiere e biennali
Intervista a Francesca Referza
di Giulia Crisci

L’estate ha un inizio niente male per gli appassionati e i lavoratori dell’arte. Tra le tappe irrinunciabili: Art Basel 2013, la fiera più importante del panorama contemporaneo, alla sua 44ª edizione. Incontro Francesca Referza per un racconto post-fiera, curatore freelance, da due anni si occupa dei progetti di Velan, centro d’arte contemporanea no profit di Torino, con uno sguardo ampio, diversificato e di qualità.

Iniziamo il racconto dall’ingresso in fiera
Appena si arriva ad Art Basel si ha l’impressione che tutto il mondo dell’arte che conta sia lì. In effetti nella settimana dall’11 al 16 giugno 2013 Basilea è stata la capitale mondiale dell’arte contemporanea, una città che ogni anno funziona come un orologio di precisione, il cui scopo non è quello di misurare il tempo, ma la temperatura del mercato del contemporaneo. Ad accoglierti in modo molto informale, prima dell’ingresso, quest’anno c’era il Favela Café di Tadashi Kawamata, un’ installazione in cui piccole strutture aperte, fatte di poche assi di legno e pezzi di lamiera, si rivelavano veri chioschetti dove poter sorseggiare un caffè sfogliando il giornale. Divertente e rilassante. Sosta consigliata subito prima o subito dopo la full immersion di Art Basel.

L’edizione di quest’anno ha ospitato 303 Gallerie internazionali. Immaginiamo di percorrere la fiera e soffermarci solo all’interno degli stand che hai trovato più interessanti?
Iniziamo da Sprüth Magers dove si può vedere uno straordinario lavoro a parete di Rosemarie Trockel. In generale ho trovato che la galleria tedesca, con sede anche a Londra, abbia fatto scelte museali per quasi tutti i lavori esposti.
Se a Basel 2012 nello stand della messicana Kurimanzutto mi avevano colpito tre enormi scontrini di stoffa di Gabriel Kuri, in vendita ad una cifra da capogiro, quest’anno ho visto con piacere un nuovo lavoro pittorico (parte di una serie) del duo Allora e Calzadilla, sorta di archivio di facciate di edifici di varie città del mondo, e una delicata scultura sospesa di Damian Ortega.
Da Nicolai Wallner di Copenhagen, altra galleria le cui proposte erano tutte di grande qualità, ho trovato fantastica la struttura di vetro specchiante di Dan Graham e bellissimo il nuovo planisfero in stoffa di Jonathan Monk, in cui tutti i paesi del mondo sono ‘in fiore’. Tra le opere esposte da White Cube segnalo una attraente Pharmacy in versione specchio di Damien Hirst ed i piccoli dipinti ad olio dedicati a parti del corpo insolite, della giovane pittrice newyorkese Ellen Alfest.
Il primato per l’ opera più ironica della fiera va a Jos De Gruyter ed Harald Thys, originale duo belga visto nello stand della berlinese Isabella Bortolozzi.
Nella sezione Feature, in cui vengono presentati progetti curatoriali, ho trovato interessante lo stand dedicato a Barbara Bloom da Tracy Williams, che ha esposto una serie di lavori dell’artista newyorkese caratterizzati da delicati equilibri visivi. Da segnalare anche il progetto di Ciprian Muresan dalla rumena Plan B. L’artista ha ironicamente utilizzato delle vecchie sculture figurative di epoca comunista come pesi posizionati su cartelle disposte a pavimento contenenti sue opere grafiche.

Italiani in Svizzera
Partiamo da un gallerista italiano che è quasi un’istituzione, Alfonso Artiaco. Nel suo ampio stand da una parte campeggiava un’installazione dello svizzero Thomas Hirshorn dal forte impatto visivo, dall’altra l’assistente di galleria dialogava con i potenziali clienti seduta dietro il tavolo realizzato da Anri Sala in occasione della sua personale a Napoli, dal titolo La mano di Dio. Su una delle pareti c’era poi un bel lavoro ad olio di gusto neo quattrocentesco del francese Laurent Grasso. Nello stand di Giò Marconi ho trovato molto divertenti le nuove sculture della svedese Nathalie Djurberg utilizzabili come sedute dai collezionisti proprio per visionare le sue video animazioni ed avrei comprato volentieri il bellissimo ritratto dell’austriaco Markus Schinwald.
Andando da Massimo Minini, ho trovato interessanti delle nuove sculture di gusto wildtiano di Vanessa Beecroft, un lavoro in stoffa di Alberto Garutti ed una scultura ad angolo di Monica Bonvicini, parte della imponente installazione realizzata dall’artista in occasione della Biennale di Venezia di due anni fa. Infine visivamente magnetica la scultura concava ricoperta di piccoli tasselli a specchio di Anish Kapoor. Da Franco Noero ho apprezzato soprattutto i lavori a tutta parete di Lara Favaretto. Immagini di differenti dimensioni che affiorano impercettibilmente sotto una originale ‘cancellatura’ a colori operata dall’artista. I napoletani Raucci/Santamaria hanno esposto tra gli altri un interessante lavoro politico di Danilo Correale ed una sorta di manifesto pubblicitario dell’irlandese Pádraig Timoney. In realtà si tratta di un’immagine realizzata a carboncino che riproduce un incidente stradale in una stradina di un villaggio africano in cui gli incidenti sono frequenti, in basso si legge Gone for cigarettes and matches in the shops.
Infine da Zero segnalo il duo João Maria Gusmão e Pedro Paiva, tra gli artisti del Padiglione Portoghese alla Biennale in corso. Nello stand della galleria milanese hanno esposto Heraclitus Head (2008), una scultura in vetro su una struttura in ferro, che riproduce una enigmatica ed affascinante maschera tribale trovata dagli artisti durante un loro viaggio nel continente africano. Per quanto riguarda la presenza degli artisti italiani, devo dire che, a parte Giuseppe Penone, nome ormai storicizzato, gli unici le cui opere a Basel 13 compaiono in diversi stand di gallerie straniere sono Giuseppe Gabellone, Pietro Roccasalva e Francesco Vezzoli e questo purtroppo la dice lunga sul grado di salute del nostro sistema contemporaneo.

Mi incuriosiscono molto le sezioni Unlimited e Statment
Unlimited è il regno del ‘molto grande’, la sezione infatti è dedicata ad installazioni e sculture di dimensioni ambientali che nella maggior parte dei casi non sarebbe possibile esporre in uno stand. Tuttavia, accanto a grandi volumi, quest’anno era possibile anche trovare lavori video ed installazioni minime e raffinatissime come quelle del polacco Miroslaw Balka, della messicana Teresa Margolles o del brasiliano Tunga. Ho trovato invece visivamente poco efficace l’azione performativa pensata dall’argentina Amalia Pica.
I progetti presentati nella sezione Unlimited, curata da Gianni Jetzer, direttore dello Swiss Institute di New York, quest’anno sono stati 79 selezionati tra oltre 700 opere. Tra quelle di maggiori dimensioni una sfera sospesa del berlinese Meschac Gaba; Two into One becomes Three, enorme dipinto (22 x 7m) di Matt Mullican; delle sculture color pastello di Roni Horn (una versione macro rispetto a quella esposta a Punta della Dogana a Venezia da François Pinault); Artichoke underground, divertente ed affollatissima installazione di Jonah Freeman e Justin Lowe; Wide Eyes Smeared Here Dear, colorata area di sculture di Jessika Stockholder, una ludica struttura del gruppo olandese Atelier Van Lieshout, ma anche, Untitled (open wide), gigantesca parete ‘orale’ di Piotr Uklański e Not yet titled, una stanza piena di espressioni di tutti i colori di Rob Pruitt.
Più discrete, ma a mio avviso emotivamente più coinvolgenti le installazioni Ladies Dormitory di Ai Weiwei, In Silence di Chiharu Shiota, Purification room di Chen Zhen e Man and Light, 52 frammenti di cartoline, formato francobollo, dell’inglese John Stezaker. In questa edizione di Unlimited non sono mancati alcuni nomi storici come Carl Andre, Mario Merz e Gina Pane.
Statements è la sezione dedica agli emergenti, comprendeva 24 gallerie, quest’anno è stato assegnato il quindicesimo Baloise Art Prize alla tedesca Jenni Tischer da Krobath ed al sudafricano Kemang Wa Lehulere. Personalmente, a latere, segnalo le opere di tre donne: Chosil Kil da One and J. di Seoul, Mairead O’hEocha da Mother’s Tankstation di Dublino ed Erika Vogt da Overduin and Kite di Los Angeles.

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(1) Robert Pruitt, Not yet titled
(2) Pádraig Timoney, untitled – 2012
(3) João Maria Gusmão e Pedro Paiva, Heraclitus-Head, 2008
(4) In Silence di Chiharu Shiota,2008
(5) Art Basel, 2013
(6) Art Basel, Unlimited, Ai Weiwei
(7) Art Basel 2013, Tadashi Kawamata, Favela Café