Intervista ad Andrea Lacarpia
di Giuseppe Mendolia Calella

Chi è Andrea Lacarpia? Che musica ascolti, qual è l’ultimo libro che hai letto? Insomma, raccontaci brevemente di te.
Sono un ragazzo tendenzialmente riservato, socievole solo con le persone a me affini. Ho sempre ricercato in me e negli altri il senso della misura, la volontà che trasforma gli impulsi interiori nei codici linguistici di una civiltà: da qui la mia passione per l’arte che, pur nella soddisfazione di un’urgenza espressiva, si riappropria del linguaggio metaforico dei simboli con rigore formale e senso di stabilità. Amo la musica dall’effetto ipnotico e preferisco i suoni elettronici alla musica strumentale (per esempio Bjork, The Knife, Kraftwerk). A parte rari casi, non mi piace seguire i testi delle canzoni: preferisco concentrarmi solo sui suoni. Quando scrivo ascolto spesso gli album degli anni ’80 di Battiato e Alice, tra le poche voci italiane che ascolto con piacere. Ultimamente ho riletto Ecce Homo di Nietzsche, uno dei miei autori preferiti insieme a René Guénon, Gurdjieff e James Hillman.

Da quanto tempo fai il curatore e qual’ è stato il tuo iter formativo e lavorativo?
Nel primo anno del nuovo millennio ho cominciato a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Brera, scoprendo gradualmente un’insospettata passione per la pittura che andava di pari passo alla creazione della mia personalità come artista, per la quale scelsi uno pseudonimo tratto dalla religione induista. Ho deciso di riappropriarmi del mio nome anagrafico e di dedicarmi appieno alla curatela solo dieci anni dopo: un cambiamento repentino suggeritomi dal mio demone interiore più che da una riflessione razionale. Come è stato precedentemente come artista, da subito ho avuto la fortuna di conoscere delle persone che mi hanno dato fiducia e che hanno appoggiato la mia scelta accogliendo e promuovendo le mie idee.

Qual è il ruolo del curatore oggi e quale si accinge a ricoprire, secondo te, in futuro all’interno del “sistema dell’arte”?
Non è semplice definire il ruolo del curatore perché si tratta di una figura professionale dai mille volti: ogni curatore è un mondo a sé a seconda delle personali attitudini. Se oggi il curatore è un “burocrate organizzatore” e anche un “critico selezionatore di estetiche”, credo che in futuro i due ruoli torneranno a differenziarsi in figure diverse, mentre diverrà sempre più sottile il confine tra artista e selezionatore di estetiche.
Quali caratteristiche sono indispensabili per fare questo lavoro?
E’ sufficiente voler conoscere se stessi e intraprendere una ricerca che rafforzi la propria volontà in tal senso. Esattamente come per gli artisti.

Quando curi una mostra da cosa parti? Come scegli gli artisti, il tema, ecc? Spiegaci, per sommi capi, il tuo metodo di lavoro.
Amo molto ideare progetti di mostre collettive perché è in esse che emerge maggiormente la parte creativa di questo lavoro. Solitamente parto da un’intuizione che affiora osservando un’immagine, una parola o una frase, e da essa si espande il progetto, modellato nel tempo dalle diverse contingenze. La mia principale fonte d’ispirazione sono i testi esoterici di fine ‘800, ma l’ideazione di una mostra può partire anche in altro modo, come quando ho unito le opere di trentuno artisti partendo da un emblematico dipinto di Agnese Guido. Sono soddisfatto soprattutto quando riesco ad armonizzare in un progetto unitario opere formalmente diverse, ma tematicamente affini.

Parlaci di un progetto e/o di un incontro, per te, significativo (in positivo o in negativo)?
Ricordo con affetto la mostra collettiva Cronache dell’Akasha, allestita nel 2010 in uno degli spazi della Fabbrica del Vapore a Milano: il primo progetto nel quale è emersa con forza la mia personale impronta curatoriale, con chiari rimandi all’antropologia e alla letteratura esoterica. Sicuramente l’incontro con l’artista Stefano Serusi è stato ed è particolarmente significativo.

Recentemente hai dato vita ad uno spazio no profit a Milano: “Dimora Artica”, ce ne parli?
Il nome Dimora Artica è tratto dal titolo di un libro di fine ‘800 nel quale l’autore individuò l’origine della civiltà indo-europea in un popolo proveniente dall’estremo nord, migrato in India spinto dalla glaciazione dell’Artide, che portò con sé la conoscenza racchiusa nei più antichi testi sacri: i Veda. Il progetto Dimora Artica è nato sul finire del 2012 dall’incontro con gli artisti Diego Cinquegrana e Luigi Massari. Dopo una breve fase di nomadismo in diversi luoghi, ci siamo stabilizzati a Milano in un piccolo spazio espositivo che da fine aprile ospita progetti di diversi artisti, con una particolare attenzione alle sperimentazioni che oggi si rapportano al patrimonio simbolico ereditario. Alla mostra inaugurale di Marcello Tedesco è succeduta una collettiva incentrata sulla pratica del collage tra similitudini e differenze con le Avanguardie Storiche. Vi anticipo qualche nome di artisti inclusi nella programmazione della nuova stagione espositiva: Giuseppe Costa, Marco Useli, Daniele Carpi, Francesco Costantino, Silvia Idili. Oltre allo spazio espositivo, Dimora Artica è anche Cerchio Magazine, rivista online d’informazione sull’arte contemporanea con una selezione d’interviste, recensioni e articoli di approfondimento.

Progetti in corso e futuri?
Sono in corso tre mostre collettive: “Stati di Allucinazione” al L.E.M. Di Sassari, “Come Avanguardie di un altro Sistema Solare” in Dimora Artica a Milano e “Beyond the Nature”, curata con Pietro Di Lecce a Spazio Orlandi a Milano. Inoltre alle Sale Vantini a Salò è in corso una mostra collettiva realizzata con la collaborazione di BonelliLAB. Per quanto riguarda i progetti per i prossimi mesi, a settembre scriverò il testo critico per il catalogo della mostra personale di Fiorella Fontana, ospitata nella neoclassica Villa Tittoni a Desio, oltre a curare diversi progetti in corso di elaborazione per lo spazio di Dimora Artica.

Un consiglio a chi voglia intraprendere questa professione?

L’unico consiglio che mi sento di dare è di considerare la curatela come uno strumento di conoscenza e di crescita condivisa con altre persone, non una professione meccanica o peggio una sterile esibizione di se stessi.

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(1) Autoritratto fotografico di Andrea Lacarpia
(2) Veduta parziale della mostra collettiva “Cronache dell’Akasha” allestita nel 2010 alla Fabbrica del Vapore a Milano
(3) Veduta parziale di “Novecento”, mostra personale di Stefano Serusi allestita nel 2012 a Villa Litta Modignani a Milano con la collaborazione di Arsprima
(4) Veduta parziale di “Nuova Matrice”, mostra personale di Marcello Tedesco allestita nel 2013 in Dimora Artica a Milano
(5) Veduta parziale della mostra collettiva “Stati di Allucinazione” allestita nel 2013 al L.E.M. a Sassari