Intervista a Yari Miele
di Giuseppe Mendolia Calella

Chi è Yari Miele? Parlaci brevemente di te…
È un praticante del Ba Ji Quan

Quanto il contesto in cui vivi o da cui provieni influenza la tua ricerca artistica nella scelta delle tematiche e dei supporti che utilizzi?
Il contesto, anche inconsciamente, entra in parte in ogni lavoro d’arte di un’artista; sia nel fare che nel pensare come nel mio caso in cui mi sono confrontato a lungo con il razionalismo comasco come nell’arte con Mario Radice, Manlio Rho e Carla Badiali che nell’architettura con Giuseppe Terragni e Sant’Elia.
Per quanto riguarda il fare, quando entro in una fabbrica del comasco a volte rimango sedotto da oggetti che possiedono un fascino estetico, una storia e provengono da un contesto diverso e per questo possiedono un’energia unica.

Quanto è importante per te il confronto con ciò che ti circonda: società, mass media, altre ricerche artistiche, ecc.? Quanto questo ti influenza e come?
Le mie antenne sono sempre posizionate a sintonizzarsi su suoni e colori diversi.

Chi sono gli artisti che ami di più e perché?
Ci sono diverse generazioni di artisti per cui ho sempre nutrito grande ammirazione… penso a Spazio e Luce, evoluzione di un idea di Francesco Lo Savio, allo spazialismo di Lucio Fontana, alle installazioni architettoniche di Daniel Buren, al rigore formale di Carl Andre, agli spazi aperti di luce di James Turrel, ai neon di Dan Flavin… agli artisti dell’arte cinetica e programmata, ai poveristi, al gruppo degli eventualisti… la lista è infinita.

Come definiresti il tuo lavoro?
Pittura dello spazio.

Quale messaggio vuoi trasmettere e su cosa vuoi farci riflettere con la tua ricerca artistica?
Sulla dualità di ciò che si vede alla luce normale e su ciò che si vede al buio; questi due livelli percettivi, il tempo dell’attesa e il tempo dell’esperienza dell’evento luminoso, esortano lo spettatore a considerare la molteplicità delle sembianze della realtà, tra oggettività e soggettività.

C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella tua ricerca?
I maestri che ho avuto la possibilità di frequentare all’Accademia di Brera nei loro workshop come Carla Accardi, Gilberto Zorio e Corrado Levi… e la residenza maturata durante Hitch Hike a Cars ad Omegna.

Come definiresti il sistema dell’arte contemporanea in generale e nello specifico quello milanese con cui ti confronti costantemente?
Normale.

Sei parte, insieme a Lorenza Boisi, Nicola Genovese e Lucia Leuci, del collettivo che cura la programmazione espositiva dello spazio MARS (Milan Artist Run Space), un importante centro di sperimentazione e produzione attento alla promozione dei più giovani… Ci parli di questa esperienza?
Sono stato invitato a partecipare al direttivo nel marzo 2013 insieme a Nicola Genovese e a settembre si è unita a noi Lucia Leuci. La mia scelta di partecipare a questa esperienza è sostanzialmente da attribuire al fatto che Mars è uno spazio di artisti per gli artisti. Fuori da schemi consueti, è un’iniziativa profondamente progettuale che attiva il confronto tra eterogenee personalità professionali della pratica d’arte contemporanea nazionale.

Che progetti hai per i prossimi mesi? A cosa stai lavorando?
Di recente ho inaugurato la collettiva Lumen, presso la galleria The Workbench di Pietro di Lecce a Milano, una mostra curata da Andrea Lacarpia in cui oltre a me sono stati invitati a relazionarsi allo spazio di un ex oreficeria ed al tema della luce David Casini, Alessio Iacovone e Laura Santamaria. Con Laura, nelle vesti di artista e curatrice, all’inizio di questa primavera andremo a Berlino a partecipare alla mostra Upward Positive Leaders presso Kunstraum t27.

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(1) Constellazione Ruinas, fili fluorescenti, luce di wood. 2011.
(2) O.T., materiali luminescenti vari, luce di wood. 2013.
(3) Senza tempo, colori fosforescenti, luce di wood. 2013.
(4) SuperArancioFluo, materiali fluorescenti, 2012.
(5) Transient lunar phenomenon, colori fosforescenti, luce di wood. 2013.