Intervista a Roberto Pugliese
di Cristina Costanzo

 

Napoletano classe 1982, Roberto Pugliese si è laureato nel 2008 in Musica Elettronica presso il Conservatorio di San Pietro a Majella. Le sue opere, ambientazioni sonore e visive apprezzate a livello internazionale, nascono dall’incontro di musica, arte e tecnologia e interagiscono con l’ambiente e il fruitore.

Nel 2012 Roberto Pugliese è stato l’unico artista italiano selezionato per la mostra internazionale “Sound Art, sound as medium of art” promossa dal Museo ZKM di Karlsruhe e, recentemente, l’opera “Equilibium” è entrata a far parte della collezione permanente del Museo, diretto da Peter Weibel.

Roberto Pugliese collabora con Studio la Città di Verona e la Galerie Mario Mazzoli di Berlino e ha partecipato a numerosi festival e mostre collettive internazionali come la 56° Biennale Musica di Venezia; “Oscillator “, presso la Science gallery del Trinity college di Dublino; “Pixelpoint” presso l’ArtOpenspace Gallery di Nova Gorica in Slovenia; “(R)EXISTENZ-3D2D Tridimensional Today”, presso il Centro Arti Visive di Pietrasanta; “Data Deluge”, presso Ballroom Marfa, a Marfa in Texas, e “And like this you keep them alive/ on love” presso la Neue Berliner Räume di Berlino. Tra le sue mostre personali citiamo almeno Echi liquidi” promossa da TRA, Treviso ricerca arte; “Aritmetiche architetture sonore” presso Studio la Città di Verona e “Inside/Outside” presso Guidi&Schoen di Genova.

Chi è Roberto Pugliese? Che musica ascolti, qual è l’ultimo libro che hai letto? Insomma, raccontaci brevemente di te.
Come credo sia facile intuire dal mio lavoro ho una formazione musicale. Ho studiato percussioni e successivamente mi sono laureato in Musica Elettronica presso il Conservatorio di Napoli sotto la guida del M° Agostino Di Scipio, persona grazie alla quale ho coltivato interesse verso un utilizzo del suono diverso da quello classico della “forma concerto”; approccio che mi ha portato alla realizzazione di installazioni e sculture sonore. Ascolto musica estremamente diversa, dai madrigali alla musica elettroacustica sia “colta” che “underground”, non ci sono generi che prediligo. Credo che la musica non sia che uno dei possibili sottoinsiemi organizzati del mondo sonoro, ce ne sono infiniti altri possibili ed è per questo motivo che definisco la mia ricerca sonora e non musicale. L’ultimo libro che ho letto è “Teoria generale dei sistemi” di Ludwig von Bertalanffy.

A proposito del tuo lavoro hai scritto che la tua ricerca “trae energia principalmente da due correnti artistiche, quella della sound art e quella dell’arte cinetica e programmata”. Come avviene l’incontro tra queste due tendenze?

L’incontro tra queste due tendenze avviene alle volte in maniera concreta, come ad esempio nella serie di lavori “Equilibrium” dove la cibernetica è fusa con il suono o in “Critici ostinati ritmici” e “Orchestra cinetica” dove il suono viene prodotto in maniera meccanica da dispositivi in movimento, altre volte il collegamento riguarda l’utilizzo di stimoli percettivi con una particolare attenzione a studi ed esperimenti psicoacustici.

A partire dal titolo della mostra tenutasi nel 2012 al Museo ZKM di Karlsruhe “Sound Art, sound as medium of art” vorrei ragionare con te sul ruolo che tale corrente artistica riveste nel più ampio contesto dell’arte contemporanea. Nell’era contemporanea, a tuo avviso, sono ancora valide le distinzioni in generi artistici? Tenendo ben presenti le importanti riflessioni di artisti, come Lucio Fontana, che nel corso del Novecento si sono aperti alle sperimentazioni della tecnologia, oggi è possibile parlare di “arte tecnologica”?
Credo sinceramente che non abbia più senso fare delle distinzioni. La catalogazione è un processo che aiuta i critici e gli storici a circoscrivere degli eventi apparentemente simili per comodità. Personalmente utilizzo il suono perché è il mezzo con il quale riesco ad esprimermi con più familiarità, se sapessi dipingere probabilmente utilizzerei la pittura. Anche un pennello o i colori ad olio sono dei mezzi tecnologici e l’arte è sempre stata tecnologica! L’artista essendo specchio del proprio tempo può decidere di utilizzare le nuove tecnologie disponibili, ma credo che il risultato e il messaggio di un’opera prescindano dalla tecnica utilizzata per realizzarla.

Come definisci il tuo lavoro? Ti riconosci nella definizione di “sound artista” o la trovi riduttiva?
Sono un artista che predilige il suono come mezzo espressivo ma, nelle mie opere è quasi sempre fondamentale anche l’aspetto visivo e quello installativo. Quando devo presentarmi a qualcuno per comodità utilizzo il termine “sound artist” ma è un termine che trovo ormai anacronistico e riduttivo.

C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella tua ricerca?
Di sicuro un incontro molto importante è stato quello con il M° Agostino Di Scipio, a lui devo molto. La sua cultura sul suono, la sua sensibilità acustica insieme ai suoi studi sul feedback hanno segnato la mia ricerca.

Recentemente sei stato protagonista della mostra “Echi liquidi”, promosso da TRA, Treviso ricerca arte. Si trattava di un suggestivo progetto site specific elaborato per la sede di Ca’ dei Ricchi a Treviso in sintonia con la presenza del fiume Cagnan. Il rapporto tra uomo, natura e tecnologia e la relazione tra elemento naturale e artificiale sono spesso al centro delle tue opere. Come nascono i tuoi progetti espositivi?
Di solito visito i luoghi dove mi invitano e mi faccio guidare dalle suggestioni. Alle volte sono delle visioni, altre dei suoni, dei concetti o magari tutte e tre le cose insieme. Non c’è uno schema fisso dietro la creatività, le idee arrivano spesso quando meno te lo aspetti e senza chiedere permesso.

Puoi anticipare ai lettori di Balloon i tuoi progetti per i prossimi mesi?
Il 1° Maggio farò una mostra collettiva nella Kunsthal Charlottenborg a Copenaghen, uno spazio istituzionale danese molto interessante, il primo Giugno inauguro una mostra collaterale alla 54° Biennale di Venezia e in cantiere ci sono tanti altri progetti per l’autunno e l’anno prossimo.

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(1) Roberto Pugliese, Equilibrium, metallo, plexiglass, motori, circuiti elettronici. Dimensioni variabili. 2011. Courtesy ZKM Museum, Karlsruhe
(2) Roberto Pugliese, Aritmetiche architetture sonore, altoparlanti, cavi, funi metalliche, computer composizione audio. Dimensioni variabili. 2012. Courtesy Studio la Città, Verona PH@ Michele Alberto Sereni
(3) Roberto Pugliese Unità minime di sensibilità, speaker, circuiti, computer, schede audio, cavi, sensori, software. Dimensioni variabili. 2011. Courtesy Studio la Città, Verona PH@ Michele Alberto Sereni
(4) Roberto Pugliese A voice in the desert, Acciaio, altoparlanti, cavi, filo di alluminio, computer, software, 10x3x3 m. 2012. Courtesy Studio la Città, Verona
(5) Roberto Pugliese Possibili riflessioni, altoparlante, cavi, ferro, plexiglass, sistema audio, composizione audio, 50 X 50 X 30 cm. 2013. Courtesy dell’artista