Intervista a Paola Silvia Ubiali, curatrice e fondatrice della Galleria Marelia di Bergamo
di Cristina Costanzo

Dopo aver compiuto gli studi artistici presso l’Università Statale di Milano ed aver collaborato con alcune galleria private, Paola Silvia Ubiali ha fondato nel cuore di Bergamo la Galleria Marelia, attiva dal 2009 nella promozione dell’arte contemporanea internazionale.

Chi è Paola Silvia Ubiali?
Sono nata a Bergamo e dopo studi commerciali mi sono laureata in Lettere Moderne con indirizzo artistico alla Statale di Milano. Prima di capire ciò che avrei voluto fare da grande, e mentre ancora studiavo, ho lavorato come commerciale estero in diverse aziende avendo la possibilità di girare il mondo. Lavoro interessante, ma dovunque mi trovassi approfittavo sempre del tempo libero per visitare musei e gallerie, quindi dopo la laurea è venuto spontaneo cercare un’occupazione nel settore.

Da quanto tempo fai il curatore e come e quando è maturata l’idea di fondare una galleria d’arte?
Ho collaborato per otto anni con una nota galleria d’arte antica e moderna di Bergamo ma più passava il tempo più mi rendevo conto che i miei interessi si stavano spostando verso l’arte contemporanea. Avevo bisogno del confronto diretto con gli artisti – quelli viventi – e non mi accontentavo più di leggere ciò che altri avevano scritto. Con un po’ di rammarico ho lasciato la posizione a fine 2008 per aprire nel contemporaneo nel marzo 2009. Per quanto mi riguarda, il termine curatore è improprio, tale ruolo è venuto di conseguenza, sono curatore solo per quanto concerne le mostre che organizzo all’interno del mio spazio espositivo (e non tutte) e per pochi altri eventi esterni. In questo momento prevale sicuramente il ruolo di gallerista.

 
Quale ruolo svolgono oggi il curatore e il gallerista all’interno del “sistema dell’arte”? Credi che tali ruoli siano trasversalmente riconosciuti?
Sono ruoli nettamente distinti. Per dirla in parole povere il gallerista è colui che si occupa della parte organizzativo/commerciale e delle vendite, mentre il curatore è l’ideatore del progetto espositivo, del concept della mostra, che normalmente include anche la selezione degli artisti.  In alcune occasioni il ruolo di gallerista può coincidere con quello di curatore. Difficilmente invece il curatore di professione è anche gallerista. Più spesso invece, il ruolo di curatore si dilata sovrapponendosi a quello di critico.

Quali caratteristiche sono indispensabili per fare questo lavoro?
Passione, curiosità, professionalità, serietà, onestà, pazienza…

Come nascono i tuoi progetti curatoriali ed espositivi?
Nascono sempre da un incontro. Con un artista o semplicemente con un suo lavoro. In quest’ultimo caso se il lavoro mi interessa, l’incontro (ove possibile) è inevitabile.

Parlaci di un progetto o di un incontro, per te, significativo in positivo o in negativo.
Un incontro importante in positivo è stato quello con Carmelo Arden Quin, fondatore nel 1946 del Movimento Internazionale Madi, ed avvenuto nella sua casa/studio di Savigny-sur-Orge, non molto tempo prima che morisse, all’età di 97 anni. Un personaggio straordinario, saggio, ma anche idealista e anticonformista che per tutta la vita è andato diretto per la sua strada, a volte pagando prezzi altissimi.
Episodi significativi in negativo non ne ricordo, forse perché sono abituata a vedere sempre il lato positivo in ogni situazione, anche nella peggiore.

Dal 16 marzo la Galleria Marelia ospita “Dialogo con lo spazio”, mostra personale di Piergiorgio Zangara, esponente del Movimento Madi Internazionale. Come nasce la collaborazione con il Madi?
La mostra di Zangara è uno degli step di approfondimento del Movimento Madi che sto portando avanti sin dall’apertura della galleria nel 2009. Ho iniziato con una collettiva di alcuni artisti del Madi Italia, è seguita quella del Madi Internazionale sul tema del bianco e nero, poi le personali di Arden Quin e dell’uruguayano Bolivar, di Reale Franco Frangi, del francese Gaël Bourmaud ed ora di Zangara, intervallate dalla collettiva del Madi Internazionale all’Accademia Tadini di Lovere (BG). La collaborazione nasce dall’incontro con l’artista Reale Franco Frangi, avvenuto poco prima che aprissi la galleria. Grazie ad un suo lavoro che avevo ereditato e che mi stava particolarmente a cuore per ragioni affettive, l’ho contattato e in seguito ho conosciuto personalmente quasi tutti gli artisti del Movimento, sparsi per il mondo.

Con quali altri artisti ed istituzioni collabori?
Collaboro con molti altri artisti. In alcuni casi la collaborazione è solo episodica, in altri diventa un rapporto continuativo come con Gianluca Chiodi, Danilo Marchi, Gianni Cuomo, Arianna Tinulla, Angela Viola, Stefania Migliorati, Carlo Cane, Claudio Destito … e naturalmente con gli artisti Madi. Sono tutti indicati nel sito www.galleriamarelia.it
Per quanto riguarda le istituzioni, sto lavorando molto sul territorio, ho stretto relazioni molto soddisfacenti con la Fondazione Creberg, con il Museo Diocesano Adriano Bernareggi (con il quale ho avviato una felice collaborazione per i laboratori giovanili estivi), con lo Spazio Arte Hangar Audi di Bonaldi, con l’Accademia Tadini di Lovere, con l’Hotel Mercure di Bergamo e con il Novotel Brescia Centro e, prossimamente, con l’Accademia di Belle Arti Carrara con l’Orto botanico Lorenzo Rota, di Bergamo.

Puoi anticiparci i prossimi progetti della Galleria Marelia?
La prossima mostra in galleria avrà come protagonisti quattro studenti dell’ultimo anno di corso dell’Accademia di Belle Arti Carrara, una delle più antiche in Italia, fondata nel 1796. Francesco Crovetto, Diego Ferrari, Francesca Santambrogio e Ida Ventura, coordinati dal tutor Francesco Pedrini si confronteranno per la prima volta con il pubblico di una galleria privata in occasione di ArtDate. È una scommessa sul futuro, dato che dalla nostra Accademia sono usciti giovani artisti – da Meris Angioletti ad Andrea Mastrovito – che rapidamente si sono ritagliati un posto di tutto rispetto nel panorama internazionale. In galleria seguirà una suggestiva personale di Ilona Szalay, artista nata a Beirut ma di base a Londra e infine sarà la volta della mostra collettiva estiva all’Orto botanico a Bergamo alta che porterà nei panoramici spazi all’aperto e nel salone Visconteo opere site specific e installazioni.

Un consiglio a chi voglia intraprendere questa professione?
Non pensateci nemmeno se desiderate un lavoro comodo, con orari definiti e pochi problemi.

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(1) Opera Madi N 216, 2012, cm 70x60x15, legno dipinto e plexiglass, Courtesy Galleria Marelia
(2) Paola Silvia Ubiali, Opening “Dis-aggregazione”, 2012
(3) Allestimento mostra di Angela Viola presso la Galleria Marelia
(4) Paola Silvia Ubiali in un’installazione di Gianni Cuomo
(5) Paola Silvia Ubiali nello studio di Luis Tomasello a Parigi