Intervista a Luca Vitone
di Valentina Lucia Barbagallo

 

In occasione della mostra personale di Luca Vitone presso la Fondazione Brodbeck, ho chiesto all’artista di “auto-intervistarsi”, lasciando che i suoi lavori – esposti nel suggestivo spazio catanese – diventassero le domande e i suoi commenti le risposte.

21 immagini declinano l’alfabeto visivo dell’artista genovese che con la sua residenza e con la mostra “Natura morta con paesaggi e strumenti musicali” chiude il progetto Fortino1 curato per la Fondazione Brodbeck da Helmut Friedel e Giovanni Iovane.

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Realizzate nel 2007 a Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti, in occasione dell’omonima Biennale, queste tre tele sono state esposte, per quattro mesi (inverno – primavera), all’aria aperta in maniera che il paesaggio si autoritraesse e imprimesse sulla tela il tempo sia in senso cronologico che atmosferico. Quelli che vediamo sono dei semplici passaggi di polveri, sabbie, agenti atmosferici che rimangono impressi sulla tela, senza subire nessun lavoro di postproduzione se non quello finale di inquadrare la tela e montarla su un telaio. Le tre tele sono state collocate in tre luoghi diversi: la prima, in mezzo al deserto, in un pozzo petrolifero in disuso; la seconda è stata esposta a circa 70 metri di altezza su una torre della televisione degli Emirati Arabi di fronte al mare e la terza è stata esposta all’interno del porto, attaccata ad una gru, rivolta sempre verso il mare. Ho cercato di documentare questa sorta di comunione fra il viaggio del petrolio e il paesaggio che lo ospita. Si parte dal deserto, quindi, dal pozzo petrolifero, poi, si arriva al porto dove viene imbarcato su una nave petroliera per essere portato in occidente per la raffinazione, e infine, il viaggio, rappresentato dalla terza tela posizionata verso il mare e che guarda l’orizzonte.

 

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Questi lavori sono stati realizzati a Berlino, nel 2008, in occasione della mia personale presso la galleria Christian Nagel, ovvero, presso quella che considero la mia galleria di riferimento in Germania. Per questa mostra ho pensato di ritrarre il luogo dove la galleria risiede, Rosa Luxemburg Platz, piazza dove c’è anche l’importante teatro Volksbühne e piazza intitolata a una delle donne più note del ‘900.  La casuale coincidenza tra la piazza e il suo nome unito al fatto che questa serie s’intitola Ich, Rosa Luxemburg Platz, dove “Ich”, in tedesco, vuol dire “io”, ha creato un gioco di rimandi, fraintendimenti e curiosità che non  mi è affatto dispiaciuto. Anche questa serie è formata da monocromi in cui notiamo il segno del tempo che passa. A seconda del luogo in cui è stata collocata la tela, emergono certe forme piuttosto che altre. In questo caso, la tela è stata legata  a un camino su un tetto di una casa adiacente alla piazza per cui si vedono delle strisce che corrispondono alla  piega della fasciatura del camino. Se, invece, osserviamo quest’altra tela , sempre realizzata per la personale di Berlino, notiamo un disegno modulare che riprende le tegole del tetto, in quanto questa tela è stata coricata sul  tetto e, quindi, questi segni sono divenuti dei “marchi” dei segni identitari del tetto dov’è stata posizionata.

 

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Roma è stata la prima città in cui ho realizzato questa serie che ho intitolato “Io”, più il nome della città. Per Io, Roma  ho esposto una diverse tele in vari  luoghi della capitale ed ho aspettato che il tempo si autoritraesse. Nello specifico, in Io, Roma (Piazza Monte di Pietà), la tela è stata appesa verticalmente ad una  finestra al di sotto della quale, a circa un metro e mezzo di altezza, c’era un cornicione. Per motivi formali, quando ho deciso di allestirla, ho pensato di capovolgere la tela perché volevo dare una lettura meno didascalica del paesaggio

 

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Sono sei tele dedicate al paesaggio urbano ed extraurbano che rappresentano sei luoghi della Sicilia che mi appartengono e che raccontano, in qualche modo, anche una parte del mio percorso esistenziale. Ho deciso di esporle come se fossero delle sculture per via delle loro grandi dimensioni. Ho pensato di non appenderle a parete ma di posizionarle sopra dei grossi mattoni  bianchi. Tutte le tele sono esposte nella loro estensione massima, tranne Io, Fondazione Brodbeck – autoritratto della Fondazione Brodbeck in cui ci troviamo in questo momento che è l’unica tela che ho tagliato, mantenendone l’altezza e restringendone la larghezza. Visto lo spazio gigantesco e affascinante della Fondazione Brdbeck ho pensato di produrre delle tele di grande dimensione, in modo che potessero, oltre che relazionarsi con lo spazio che le ospita, rappresentare meglio l’aspetto paesaggistico del territorio.

 

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Ho cominciato ad usare l’elemento musicale alla fine degli anni Ottanta, nello specifico, quello della musica popolare, della musica della tradizione e della tradizione orale, interpretandolo come un elemento fragile, come qualcosa che si perderà col tempo, o se verrà tramandato, verrà inevitabilmente ri-arrangiato, rielaborato, riletto, reinterpretato, in ogni caso, trasformato. La musica insieme al cibo è uno degli elementi della cultura materiale che meglio invita alla conoscenza tra persone di culture diverse, ecco perché li ho usati spesso nel mio lavoro accompagnandoli alla cartografia. Questa serie è nata negli anni 2000 a Torino con la fisarmonica, concepita come una scultura costituita da tre elementi: uno strumento musicale, un oggetto di arredamento popolare (come la provenienza della musica suonata da quello strumento) e delle luminarie uguali e non simili alle luminarie delle feste di paese con le lampadine dei colori della bandiera o del vessillo della regione, della città di provenienza dell’oggetto. Questa serie, poi, è cresciuta a Catania dove ho realizzato sei sculture che insieme ad altre tre, per un totale di nove, formano la serie che ho intitolato, “Corteggiamento”. Il corteggiamento è una delle pratiche più nobili che l’uomo possa fare, è la summa dell’amore, dell’atto benefico che è, poi, quello che offre la procreazione. Parlando di tradizione, di memoria popolare il luogo del corteggiamento è, da sempre, la piazza del paese dove si celebra la festa del medesimo il che vuol dire il luogo dove ci sono dei musicisti che suonano, il luogo dove si balla, ci si conosce e se la conoscenza è interessata ed interessante si porta avanti in un altro luogo, in un luogo domestico dove troviamo l’oggetto di arredamento… In questa rappresentazione metonimica, dunque, la festa sono le luminarie, il luogo intimo è il mobile, la conoscenza è lo strumento musicale. I sei strumenti realizzati a Catania sono:il flauto, la ciaramella, il tamburello, il mandolino e due piccoli strumenti del mondo infantile della tradizione contadina che ho ricostruito seguendo delle indicazioni che ho trovato su un testo degli anni ‘50 di etnomusicologia. Si tratta di due richiami per uccelli: uno è il “chiamo” che è un nocciolo di albicocca forato; l’altro è il “tirititti’”, ovvero, un piccolo strumento a percussione costituito da mezzo guscio di noce tagliato a metà, da un fiammifero, un pezzettino di legno legato con del filo che, poi, muovendolo percuote sulla noce e, quindi, crea questo suono. Dopo questi sei strumenti catanesi, ne ho realizzati altri due: la chitarra – simbolo della tradizione “milanese” dei cantastorie, si pensi a Gaber, ad esempio –   attorniata da luminarie che riprendono i colori della bandiera del vestito di San Giorgio. L’ultimo “corteggiamento” –  il nono – consta di un violino posto su una cassapanca che rinvia, con i tre colori della bandiera rom, alla tradizione di un popolo apparentemente senza luogo, benché faccia parte della Comunità Europea, con cui ho collaborato per la realizzazione di altri progetti. Ogni strumento, in realtà, credo racconti una specificità di un territorio, pur essendo suonato anche in altre regioni,in altri luoghi magari con forme diverse e, quindi ,con suoni relativamente diversi.

 

Tutti I contributi fotografici sono stati realizzati da Federico Baronello

 

(a) Landscape (The desert and the oil well, 2007), agenti atmosferici su tela; 320 x 180 x 7 cm; Courtesy the artist and Galerie Christian Nagel, Berlin

(b) Landscape (The see from the Tv tower , 2007), agenti atmosferici su tela; 290 x 150 x 7 cm; Courtesy the artist and Galerie Christian Nagel, Berlin

(c) Landscape (The harbor and the departed, 2007), agenti atmosferici su tela; 290 x 150 x 7 cm; Courtesy the artist and Galerie Christian Nagel, Berlin

(d) Ich, Rosa Luxemburg Platz (Rosa Luxemburg Strasse), 2008, agenti atmosferici su tela; 258 x 235 x 5 cm; Courtesy the artist and Galerie Christian Nagel, Berlin

(e) Ich, Rosa Luxemburg Platz (Rosa Luxemburg Strasse), 2008, agenti atmosferici su tela; 243 x 142 x 5 cm; Courtesy the artist and Galerie Christian Nagel, Berlin

(f)  Io,Roma (Piazza Monte di Pietà), 2005, agenti atmosferici su tela; 258 x 235 x 5 cm; Courtesy the artist and Galerie Christian Nagel, Berlin

(g) Io, Zafferana, 2012, agenti atmosferici su tela, 510 x 210 x 10 cm, Courtesy the artista

(h) Io, Fondazione Brodbeck, 2012, agenti atmosferici su tela, 500 x 150 x 10 cm, Courtesy the artist

(i) Io, Fattorie Romeo del Castello a Randazzo, 2012, agenti atmosferici su tela, 470 x 205 x 10 cm, Courtesy the artist

(l) Io, C.o.Ca. a Modica, 2012, agenti atmosferici su tela, 460 x 270 x 10 cm, Courtesy the artist

(m) Io, XI Strada a Catania, 2012, agenti atmosferici su tela, 475 x 260 x 10 cm, Courtesy the artist

(n) Io, Moak a Pozzallo, 2012, agenti atmosferici su tela, 457 x 265 x 10 cm, Courtesy the artist

(o) Erato, 2002, Cassapaca, attaccapanni, mandolino, custodia, filo elettrico, lampadine rosse e blu; dimensioni complessive variabili; Collezione Paolo Brodbeck, Catania

(p) Urania, 2002, Scrittoio, 4 chiamu (noccioli di albicocca forati), filo elettrico, lampadine rosse e blu; dimensioni complessive variabili; Courtesy the artist and Pinksummer gallery, Genova

(q) Talia, 2002, Banco di scuola materna, 6 tiritiri (mezzi gusci di noce, fiammiferi, filo da cucito), filo elettrico, lampadine rosse e blu; dimensioni complessive variabili; Courtesy the artist and Pinksummer gallery, Genova

(r) Tersicore, 2002, Armadio, tamburello, filo elettrico, lampadine rosse e blu; dimensioni complessive variabili; Collezione Paolo Brodbeck, Catania

(s) Calliope, 2002, Tavolo da pranzo, ciaramella, filo elettrico, lampadine rosse e blu; dimensioni complessive variabili; Courtesy the artist and Pinksummer gallery, Genova

(t) Melpomene, 2002, Baule, violino,  filo elettrico, lampadine rosse, verdi  e blu; dimensioni complessive variabili; Collezione Renato Alpegiani, Torino

(u) Euterpe, 2002, Panca, flauto,  filo elettrico, lampadine rosse e blu; dimensioni complessive variabili; Collezione Renato Alpegiani, Torino

(v) Clio, 2002, Sedia, chitarra,  filo elettrico, lampadine rosse e bianche; dimensioni complessive variabili; Collezione Renato Alpegiani, Torino

(z) Polimnia 2002, Sgabello, fisarmonica, filo elettrico, lampadine gialle e blu; dimensioni complessive variabili; Collezione Renato Alpegiani, Torino