Icone di risulta | Salvo Rivolo

di Alessandra Tomasello

 

Un volto, uno sguardo, un’espressione, una riflessione. Sono dei termini che ben si adattano all’osservazione dei piccoli ritratti che albergano appesi sugli scaffali della libreria Mondadori di Catania, dove si è svolta venerdì 1 marzo l’inaugurazione della mostra di Salvo Rivolo, Icone di Risulta, curata dall’artista con la partecipazione dello scrittore e poeta Fabrizio Cavallaro.

La mostra potrà essere visitata fino al 14 marzo alla libreria Pescebanana in via Duca degli Abruzzi. Per l’inaugurazione di giorno 8 si è svolto anche un reading poetico a cura di Cavallaro.

Salvo Rivolo è un illustratore e pittore palermitano trapiantato a Catania, formatosi alla sezione Grafica dell’Accademia delle Belle Arti di Palermo. Il suo strumento principale è il disegno che varia, plasma, si mette al servizio di una rappresentazione acuta, dettagliata, ricca di sfumature.

Le opere esposte sono una selezione dai 200 ritratti sparsi tra Torino, Milano e Firenze che formano il progetto “Icons” nato nel 2015 e che si suddivide in tre sezioni. Come in una contemporanea galleria di Uomini Illustri, queste miniature raffigurano artisti (Icons 1), scrittori (Icons 2), modelle di artisti e personaggi dello spettacolo dei primi anni del Novecento (Icons 3).

La ricerca di Rivolo si basa sull’uso di supporti effimeri che hanno subito un processo di trasformazione e trasposizione artistica, un vero e proprio detournement. Pezzi di carta della nostra quotidianità a cui non viene data alcuna importanza, vengono raccolti dall’artista che li riqualifica attribuendo loro un nuovo valore. Se inizialmente era prevista una scelta del materiale più ponderata e ragionata, via via il processo di recupero è avvenuto in termini sempre più spontanei. Vediamo vecchie buste, post it, ricette mediche, multe, ricevute su cui emergono i ritratti di 20 scrittori. Non è un caso che l’esposizione avvenga in una libreria e, come in un gioco di continui rimandi e richiami, le immagini dialoghino con il proprio supporto e con la citazione ad esse collegate. Si creano così connessioni che partono dall’autore, si trasferiscono nell’opera e giungono agli occhi di chi le osserva. Carta, immagine e citazione diventano un’unica cosa. “La vita è fatta di piccole felicità insignificanti…” recita l’incipit della didascalia che accompagna il ritratto di Banana Yoshimoto, effigiato su carta pluriball, materiale che contiene il senso di quella leggerezza di cui il pensiero della Yoshimoto è portatrice. Ernest Hemingway è ritratto su un foglio d’istruzioni e la sua testa viene posizionata al centro come se essa potesse provocare un’esplosione delle parti di un mobile componibile. Segno grafico e supporto sono tanto inscindibili da influenzare la resa artistica che, attraverso l’uso di particolari inchiostri o di matite grasse, permette all’artista di raggiungere specifici risultati, bidimensionali o tridimensionali. Il ritratto di Alexandre Dumas è rappresentato, ad esempio, su carta olografica, una carta usata per gli alimenti. Quello di Marguerite Duras, invece, sull’alluminio.

Le fisionomie dei personaggi sono accuratamente studiate attraverso un’osservazione attenta di fotografie dell’epoca di cui l’artista si avvale per la sua elaborazione finale. La fotografia è un mezzo essenziale in quanto determina le espressioni che assumono i volti. In quelli di Dario Bellezza, Patrizia Cavalli o Pier Paolo Pasolini, si può notare un cambiamento: come se fossero assorti nelle loro idee, abbassano lo sguardo, perso nel vuoto. In un atto ricreativo Rivolo ricostruisce i visi a partire dall’immagine scattata e, con l’aiuto di bozzetti e della rielaborazione in digitale, ricrea aspetti e atteggiamenti nuovi. Questa manipolazione dell’immagine riguarda soprattutto quei soggetti che non hanno volti o a cui si possono fare risalire poche fotografie.

Tra i ritratti figura, infine, anche Fabrizio Cavallaro di cui l’artista fa un sentito omaggio.

Alla raffinatezza e alla ricercatezza dell’iconografia si aggiunge, inoltre, una preponderante denuncia sociale. L’intento dell’artista è quello di spingere l’osservatore innanzitutto a pensare, a riflettere su ciò che spesso nella nostra routine dimentichiamo, così come quei pezzi di carta che tutti i giorni gettiamo nei rifiuti. Icone di risulta è soprattutto recupero di un atteggiamento mentale, è riscoperta sociale che ha perso le proprie radici e che deve trarre nuova linfa vitale da quella matrice culturale di cui il Novecento ha definito il significato e il contenuto. In tal senso, possiamo decifrare il ritratto di Pasolini che diventa presupposto per un cambiamento nella riflessione artistica di Rivolo. É un’arte che comunica, è rivoluzione, è protesta.

In copertina: Ritratto di Thomas Mann, Grafite, penne pigmentare su una vecchia busta tedesca.15×15 cm, 2018 © Salvo Rivolo