Intervista a Gianluca Monaco

di Giuseppe Mendolia Calella

Fino al 22 Febbraio presso lo spazio culturale indipendente RITMO di Catania è possibile visitare il progetto espositivo “Sole, Cuore, Amore -☀️ ❤️ 😍 ” di Gianluca MonacoNel suo lavoro cerca un’intersezione tra tecnologia, poesia e design, unità tra fisicità, virtualità, forma e contenuto. Lo abbiamo intervista per farci raccontare di più su di lui e sulla sua mostra.

– Presentati brevemente… Qual è il tuo percorso di studi e professionale?

Tutto è iniziato con la decisione di iscrivermi al triennio in Progettazione Grafica e Comunicazione Visiva presso l’ISIA di Urbino. Appena diciottenne e fresco di maturità, avevo una vaga idea di cosa fosse la grafica e ancor più vaga idea di quali potessero essere gli sbocchi professionali.
Finito il triennio e con le idee un po’ più chiare, nel 2014 mi sono iscritto al Master Relational Design, un master di un anno itinerante per tutta Italia organizzato da Abadir, Accademia di Design di Catania. Nello stesso periodo è nato Studio Super Santos, un collettivo fondato insieme ai colleghi dell’ISIA Alessandro Gurrieri e Francesco Scagliarini. Piuttosto che fare la gavetta in uno studio qualsiasi – che poi, quali sono gli studi di grafica al sud? – abbiamo provato a farci da soli il nostro studio con base a Palermo. L’anno seguente mi sono trasferito ad Amsterdam per un tirocinio come Interaction Designer da Lava, dove tuttora vivo e lavoro. Partendo da una semplice curiosità personale, nel corso di questi anni ho acquisito delle competenze nell’ambito dello sviluppo web, che oggi sfrutto moltissimo in una professione ibrida tra il designer e il developer.

– Che musica ascolti? Qual è l’ultimo libro che hai letto? Quali gli artisti che più ti hanno segnato?

Forse è la risposta più scontata che ci sia, ma direi comunque un po’ di tutto. Anzi, faccio dei nomi lasciando che sia riproduzione casuale di Spotify a scegliere: Caribou, Beirut, alt-J, RJD2, Muse, Bonobo, Yo La Tengo.
Purtroppo ho il vizio di non leggere molti libri. L’ultima lettura però è abbastanza recente, dato che mi è stato regalato per Natale: Cromorama di Falcinelli, molto piacevole, a tratti rivelatorio.
Tra gli artisti “che si studiano”, la rivelazione è avvenuta con Duchamp. Credo di dovere a lui la mia ossessione per la provocazione, l’arte concettuale e il nonsense. Non a caso, per un progetto universitario sull’autoritratto, ho reinterpretato il suo L.H.O.O.Q. con tanto di baffi, parrucca e petto depilato.
Tra le scoperte più recenti, invece: Rafaël Rozendaal, con cui condivido l’interesse per la poesia e l’uso dell’Internet as a canvas; Zimoun, di cui potrei ammirare le ipnotiche installazioni per ore; e Jeremy Bailey, che devo ancora capire se mi sta simpatico oppure no.

– Sole, cuore e amore: un archivio di parole dette e connessioni tra di esse che diventano poesie casuali. Come nasce l’installazione interattiva esposta da RITMO?

Credo che dentro “Sole cuore amore” siano confluiti un milione di aspetti, interessi e riflessioni personali. È stato un processo lungo quasi un anno e mi è praticamente impossibile descriverlo in una forma lineare. Come ho già detto, ho sempre nutrito interesse per il nonsense e la provocazione. Rimango sempre affascinato dal modo in cui l’accostamento casuale di due elementi apparentemente distanti possa dare dei risultati estremamente poetici, «come l’incontro fortuito su un tavolo di dissezione di una macchina da cucire e di un ombrello» per fare una citazione surrealista. Da molto tempo, ma senza una cadenza regolare, scrivo delle poesie in cui le parole si susseguono secondo certe regole, a volte legate al suono, a volte dovute alla forma, a volte per ragioni più oscure.
Ci sono poi degli avvenimenti che, come delle scintille, hanno fatto sì che tutto prendesse questa forma. Il primo è la scoperta della tastiera predittiva, o, per essere precisi, la realizzazione della sua esistenza. La tastiera predittiva è la parte più in alto della tastiera degli smartphone, dedicata al suggerimento di tre parole. Se ne selezioni una, la tastiera predittiva te ne suggerisce altre tre. Da qui l’idea di crearne una tutta mia, ma che fosse non-predittiva: le parole suggerite non vengono “predette” da un’intelligenza artificiale, ma sono opera del caso.
Il secondo è un evento più o meno ricorrente: a volte mentre parlo il telefono si attiva senza il mio consenso, registra la mia voce e fa partire una ricerca su Google con quello che ha ascoltato. Tutte le volte che è successo ho avuto una sensazione mista tra l’eccitazione e il terrore, ed è proprio per questo, oltre al chiaro collegamento con la parola, che ho deciso di utilizzare questa tecnologia.
Tutti i componenti sono stati “impacchettati” all’interno di un monolite alla Kubrick, accompagnato da luci soffuse e da una proiezione sul tetto, per creare un’atmosfera mistica ed enigmatica.

– Si tratta della tua prima mostra da solista… Come è stato lavorare con una realtà indipendente come Ritmo? Che risposta ha dato il pubblico?

L’esperienza è stata bellissima, dall’inizio dei lavori fino all’evento di lancio. I ragazzi di Ritmo sono stati fantastici, sempre aperti ad ogni folle proposta, hanno lavorato duramente per fare in modo che tutto fosse al proprio posto. Durante la preparazione non avevo idea di come avrebbe potuto reagire il pubblico. Pensavo tra me e me: male che vada, lo rifaccio in Olanda. Tanto lì sono più aperti. E invece le persone che hanno visitato la mostra erano entusiaste, stupite, ma soprattutto curiose. Mentre cenavo con amici in un locale, qualche giorno prima della mostra, ho origliato dalla conversazione del tavolo accanto “mbare, sole cuore amore…”. Lì mi sono sentito un sacco orgoglioso.

– Quale definizione impiegheresti per il tuo lavoro?

Sul mio profilo LinkedIn c’è scritto “Interaction designer”, che mi accomunerebbe ad alcune persone che hanno un’attitudine completamente diversa dalla mia. Molti vedono nella tecnologia uno strumento per la risoluzione o la semplificazione di problemi. A me piace conoscerla e maneggiarla per poterla criticare meglio, metterla in discussione, ma soprattutto per essere consapevole di me stesso e del mondo che mi circonda. Detesto avere la vita semplificata.
Proprio in occasione della mostra, in un tentativo rocambolesco di spiegare cosa faccio, mi è stato risposto: “ma quindi sei un nerd creativo”. Detesto sia la parola nerd che creativo, ma trovo che l’accostamento delle due produca un risultato efficace ed esaustivo (per il principio di cui sopra).

– Hai già qualche nuovo impegno per i prossimi mesi? a cosa stai lavorando?

Mi piacerebbe dedicarmi sempre più a progetti personali di natura speculativo-artistica, anche se il mio impegno principale è quello di interaction designer per lavori su commissione. Quando posso faccio dei piccoli esperimenti nell’Internet dal sapore un po’ sociologico e un po’ performativo, come quello di scrivere manualmente “ciao” a tutti i miei amici su Facebook. L’obiettivo di questi esperimenti è semplicemente fare. Fare per generare nuove idee, fare per stimolare la conversazione, fare per fare succedere qualcosa.

A questo link è possibile interagire con l’allestimento componendo una poesia, utilizzando l’archivio di “parole dette” negli spazi di RITMO, che verrà stampata in tempo reale dal dispositivo in mostra >>> www.solecuoreamore.club

 Ph Federica Strano