INTERVISTA A MARIO MARGANI e CLAUDIO RENNA

DI GARAGE ARTS PLATFORM

di Alessandra Tomasello

 

Garage arts platform è un nuovo spazio espositivo per le arti e le culture contemporanee che nasce ad Enna, nel cuore della Sicilia. Un vecchio magazzino inutilizzato diventa un centro per la produzione e la fruizione artistica locale, nazionale e internazionale volto alla rivalutazione e valorizzazione del patrimonio storico, archeologico e ambientale.

Oggi parliamo con due degli ideatori: Claudio Renna Mario Margani quest’ultimo è curatore, laureato in Comunicazione e Management dell’Arte e dei Mercati Culturali ed anche in Arte, Eredità culturale e Mercati presso lo IULM di Milano. Ennese, ma trapiantato a Berlino dove sta seguendo un master in Storia dell’Arte e in cui lavora con diverse realtà artistiche berlinesi.

Garage Arts Platform viene fondata nel 2018 da Mario Margani, Claudio Renna e Lisa Bjelogrlic. Come nasce Garage?

Garage nasce dalla volontà di occuparsi di arte e produzione culturale in quella che per due di noi tre è la città natale. Veniamo tutti e tre da percorsi diversi in città diverse negli ultimi anni, Berlino e Bologna principalmente, ma abbiamo sentito individualmente e contemporaneamente la necessità di provare ad attivare una piattaforma culturale nella nostra città di origine e in Sicilia, cercando di creare un tessuto di condivisione con artisti, intellettuali, operatori culturali locali e cittadini in genere, indipendentemente dalla loro età. Ci piace pensare di riuscire a connettere questa piccola realtà con le nostre esperienze precedenti nell’ambito dell’arte contemporanea, del sociale, del riciclo creativo, nell’attenzione per la sostenibilità sviluppata a nostro modo in altre città molto più grandi e strutturate rispetto a Enna. Ci siamo ritrovati insieme e con la voglia di mettersi in gioco in un luogo che si conosce sin dall’infanzia, ma che per certi versi ci si presenta come qualcosa di nuovo e da scoprire, perché diverso è il nostro modo di comprenderlo in tutti i suoi aspetti, dagli elementi monumentali e storici alle problematiche e tendenze attuali.

Il vostro progetto ha una mission ben definita o lo spazio sarà luogo di libera espressione?

Vogliamo che il garage diventi una piattaforma per tutte le arti, per la produzione, condivisione e fruizione. In questo senso siamo molto aperti a cogliere gli stimoli, le collaborazioni con altri spazi e associazioni attive da alcuni anni sul territorio e le proposte di singoli artisti e abitanti, che stiamo già avendo e spero continueremo ad avere. C’è chi ha voglia come noi di mettersi in gioco in maniera sperimentale e fino ad ora non lo ha fatto da queste parti, pensando che non potesse funzionare e preferendo provare in città più grandi in Sicilia, in Italia e altrove. Crediamo che offrire la possibilità di avere a disposizione uno spazio del genere unito alle nostre forze e esperienze, sia di per sé qualcosa di nuovo dalle nostre parti. Serve sicuramente del tempo per far passare il nostro approccio, ma la nostra è una visione a lungo termine. Vogliamo promuovere un linguaggio che coinvolga tutti i sensi, anche con l’aiuto delle nuove tecnologie, e che riesca a far comunicare luoghi e persone altrimenti distanti, approcci estetici differenti, ma aperti ad influenzarsi e trasformarsi a vicenda. Il discorso che sottende al nostro progetto è influenzato dalla convinzione che qualunque essere umano debba mettere in comune le proprie idee, la propria maniera di cercare la bellezza, i propri ideali etici, e che dalla messa in discussione e rielaborazione collettiva possa venire fuori una forma di comunità che si articoli su se stessa, evitando strutture gerarchiche ma condividendo interessi, responsabilità e qualità personali. Questo sta al centro della nostra mission, coniugata alla volontà di sviluppare un programma di residenze e mobilità per artisti ed operatori culturali da e per Enna, ed a promuovere il patrimonio enogastronomico locale e i produttori a km zero. Il pubblico e gli abitanti ci stanno lentamente conoscendo e scoprendo, ma il feedback è sempre positivo e spesso entusiasta.

Nebbia è il titolo della mostra con cui avete inaugurato lo scorso 16 settembre il vostro spazio. Ci racconta di questa mostra che coincide anche con il vostro primo progetto?

La nebbia è, per tutti quelli che conoscono Enna, una presenza che spesso viene quasi difficile separare dalla percezione della città in sé. Alcune statistiche dicono che circa un giorno su tre a Enna c’é nebbia. A volta in maniera stabile, altre volte si tratta di nuvole basse che per alcuni minuti o ore alterano la percezione del paesaggio e dello spazio urbano. Molti le conferiscono una connotazione negativa. Effettivamente spesso non si tratta di niente di piacevole se ci si trova in giro o in auto, mentre da un punto di vista riparato crea composizioni estemporanee affascinanti. Quindi abbiamo deciso di aprire collegandoci a qualcosa che nella quotidianità dalle nostre parti conoscono bene, e abbiamo proposto di rivalutarla creativamente. Vogliamo che quest’approccio diventi paradigmatico: ci sono tante cose che non funzionano, cose da migliorare, ma si può cavare qualcosa di buono da tante cose, se si parte con l’atteggiamento giusto e si abbandona la passività, pure dalla nebbia. Abbiamo invitato diversi artisti sia di Enna che da fuori a presentarci una loro opera, o a realizzarne una nuova, che, alla luce della loro ricerca artistica, abbia dei punti di contatto con gli effetti che provoca la nebbia, dal punto di vista della percezione visiva e fisica o in collegamento ai suoi effetti sull’interiorità. Hanno risposto in 25.

Giorno 8 novembre è stato proiettato al Garage il film documentario di Vincenzo Monaco, Pasquasia, programma collaterale alla mostra. Ci può parlare del suo lavoro, della sua ricerca?

VincEnzo Monaco ha deciso di trattare un tema spinoso, ma non con la volontà di scovare verità nascoste. La sua ricerca si è incentrata sulla storia della miniera di Pasquasia, raccontata dalla voce, dalle espressioni e dai ricordi degli ex-minatori. Si tratta di una parabola che può essere elevata a paradigma per un territorio: dalla costruzione negli anni ’50 alla sua chiusura ad inizio anni ’90, ha attraversato cambiamenti di proprietà e di produzione, ha vissuto un momento di successo, ed è stata chiusa in maniera improvvisa ed inaspettata. Raccontarne la storia, e non solo la sua fine e le vicende giudiziarie – che comunque hanno il loro spazio all’interno del documentario – può aiutare a conoscersi. Si tratta di una porzione importante di storia per la comunità. Questa come molte altre storie locali vengono dimenticate o messe da parte, perché scomode o dolorose. Ma una comunità non può dimenticare parti importanti della propria storia recente, per concentrarsi solo sulla valorizzazione turistica del passato remoto. Abbiamo apprezzato molto il tentativo di Enzo di raccontare la storia dell’ex-miniera di Pasquasia ed il suo lavoro di ricerca con le persone che lo hanno vissuto in prima persona. Molto si può vedere e leggere anche sul sito pasquasia.it. Per questo abbiamo deciso di organizzare la proiezione come parte integrante di »Nebbia«. E la risposta del pubblico è stata molto positiva, a testimonianza della necessità di concentrarsi su questi temi e sulle tante storie che coinvolgono questo territorio, ma che non sono ancora state raccontate.

Esiste una rete del contemporaneo a Enna?

Non esiste una rete del contemporaneo. Esistono alcune gallerie di arte moderna e contemporanea, ma soprattutto diverse associazioni culturali, alcune da molti anni, altre più recenti, che spesso in maniera isolata portano avanti il proprio discorso. Parlo a livello personale: al netto delle differenze di vedute, ho costatato finora una certa reticenza e difficoltà ad aprirsi alla collaborazione, con delle eccezioni. Ovviamente esistono anche le dinamiche da piccolo centro, che in un paese di circa 30 mila anime non sono da sottovalutare. Ma in generale mi sembra ci sia la tendenza a chiudersi nel proprio mondo, nei propri interessi, nella propria ricerca, ed a condividerla con una cerchia ristretta di persone. Probabilmente molte cose interessanti passano quasi inosservate al di fuori del proprio giro, esistono delle realtà quasi parallele affascinanti. Per quanto riguarda il settore pubblico, oltre alla fondamentale riapertura del teatro e di alcune positive iniziative di riqualificazione e rigenerazione urbana negli ultimi due anni, c’è purtroppo una certa difficoltà ad imbastire una proposta culturale contemporanea strutturata e lungimirante nell’ambito delle arti visive. Niente di nuovo, ma spero i tempi stiano cambiando.

Giorno 9 novembre si è svolto il finissage della mostra con la presentazione di performance in realtà virtuale con l’ausilio del software di pittura tridimensionale Tilt Brush, in collaborazione con Nemesis Computer. Potrebbe spiegarci meglio come funziona e, secondo lei, come potrebbe cambiare il mondo dell’arte con l’uso delle nuove tecnologie?

La collaborazione con Nemesis Computer è una di quelle cose che ci immaginiamo e auguriamo quando pensiamo a realtà che hanno voglia di mettersi in gioco con noi, che hanno voglia di mettere a disposizione le proprie conoscenze e possibilità, e ad aprirsi ai risultati più disparati. Abbiamo cominciato con una prima serata offrendo la possibilità agli artisti, ma anche a chiunque lo volesse, di provare la tecnologia VR in maniera creativa grazie all’ausilio del software Tilt Brush. Lo ripeteremo in futuro e chissà che non diventi un appuntamento regolare. Si tratta di uno strumento dalle immense potenzialità, che diversi artisti contemporanei hanno già utilizzato. Dipende tanto dalla modalità di utilizzo, dalla sensibilità del singolo utente. Per adesso si tratta di una gran bella sperimentazione. Ci si diverte da matti, con i relativi rischi di assuefazione. Il tempo ci dirà se diventerà qualcosa di più. È interessante vedere come la persona che si immerga nel mondo virtuale cominci a creare le sue forme e spazi con una certa tranquillità emotiva pur sapendo che in contemporanea il pubblico sta assistendo ai suoi movimenti. Ed allo stesso tempo il pubblico ha la possibilità di vedere la creazione in divenire e direttamente dal punto di vista di chi la genera. Tutto ciò rende l’esperienza affascinante sia per chi la osserva in diretta (o in differita come realtà virtuale creata totalmente dall’artista), che per chi la compie in prima persona. Gli sviluppi possono essere molteplici e non facilmente prevedibili.

A cosa state lavorando adesso? Potrebbe darci qualche anticipazione sui vostri progetti futuri?

Abbiamo deciso di prolungare »NEBBIA« fino a dicembre. Ci saranno alcune serate e attività in parallelo. La cosa migliore è registrarsi alla nostra newsletter o di seguirci su facebook e instagram. Stiamo lavorando alle prossime mostre ed attività per il 2019. Tra queste sicuramente ci sarà verso l’estate l’inizio del programma di residenza, con la quale cominceremo a portare artisti da fuori a vivere ad Enna per un minimo di un mese ed a sviluppare con il nostro supporto una ricerca legata al territorio in tutte le sue sfaccettature. Dall’archeologia industriale allo sfruttamento del territorio, dalle lotte per l’ambiente e per i diritti alla rilettura del patrimonio monumentale, dalla mitologia alla mafia, dalle piccole storie ai grandi racconti, crediamo ci sia tantissimo materiale che aspetta solo di essere affrontato da occhi nuovi e menti fresche.

 

 

Credits immagini:

  1. Emma Adler, Δ/δ (f/files/014/7), 2018, still da video.
  2. Emma Adler, Δ/δ (f/files/014/7), 2018, still da video.
  3. Michel Aniol, Detours, 2017/18, tappetto, cuscino, scultura in gesso, libri, brochure, cartone.
  4. Michel Aniol, Detours (dettaglio), 2017/18, tappetto, cuscino, scultura in gesso, libri, brochure, cartone.
  5. Giuliana Baldi, Maia, 2018, tecnica mista.
  6. Caroline Böttcher, Hard facts, 3 of 14 anecdotes, photogravure, 2011.
  7. Caroline Böttcher, Hard facts, 3 of 14 anecdotes (dettaglio), photogravure, 2011.
  8. Francesco Cammarata, Loro sulla Madonna, olio su carta, 2018.
  9. Elisa Di Dio, Frammenti… (voci: Elisa Di Dio e Ginevra Camarda; sound: MiDiLe).
  10. Elisa Di Dio, Frammenti… (dettaglio, voci: Elisa Di Dio e Ginevra Camarda; sound: MiDiLe).
  11. Mirjam Dorsch, Trennung, Seraphim, 2018, mp3 player, cuffie, testo.
  12. Mirjam Dorsch, Trennung, Seraphim, 2018, mp3 player, cuffie, testo.
  13. Pauline Faucheur, CHOREOGRAPHY IN SPACE 2.0, 2018, video-proiezione e installazione.
  14. Pauline Faucheur, CHOREOGRAPHY IN SPACE 2.0, 2018, video-proiezione e installazione, still da video.
  15. Pauline Faucheur, CHOREOGRAPHY IN SPACE 2.0, 2018, video-proiezione e installazione.
  16. Pauline Faucheur, CHOREOGRAPHY IN SPACE 2.0, 2018, video-proiezione e installazione, still da video.
  17. Marcello Ferraresi, Gente Corrente, 2010/ongoing, tecnica mista.
  18. Marcello Ferraresi, Gente Corrente (dettaglio), 2010/ongoing, tecnica mista.
  19. Katharina Kamph, The Homage, 2013, carta tagliata a mano e ripiegata, LED a batteria, dimensioni variabili.
  20. Meike Kuhnert, Absence, the pleasure of being, 2018, mixed media.
  21. Mareike Jacobi, Senza Titolo, 2018, 3 disegni su carta.
  22. Mareike Jacobi, Senza Titolo (dettaglio), 2018, 3 disegni su carta.
  23. Filippo La Martina, Nuvole (dettaglio), 2018, fotografie su diversi supporti.
  24. Mario Margani, Ricordi TV, Merci, Le mie vacanze, 2018, video e oggetti, still da video.
  25. Mario Margani, Ricordi TV, Merci, Le mie vacanze, 2018, video e oggetti, still da video.
  26. Antoanetta Marinov, und durchhalten, Candela, 2003, video.
  27. Michele Di Leonardo aka MiDiLe, Static Noise, installazione audio-video, 2018.
  28. Andrea Nicolò, Appunti sulla nebbia (dettaglio), 2018, inchiostro su carta.
  29. Simone Scarpello aka Pixel Shapes,È_senza, 2018, still da video-proiezione interattiva.
  30. Psihoterapija, The Birds (in memoriam Volker Sieben), 2016/17, fotografia incorniciata.
  31. Fabio Romano, Isola (dettaglio), 2018, nerofumo su legno, canapa e radici.
  32. Valentina Scalzo, Nebbia, 2018, acquarello su carta.
  33. Jonas Johannes Schmitt, Dintorni nel Mezzo, 2018, ramo, lampada, batteria, specchio, spago, lacca.
  34. Jonas Johannes Schmitt, Dintorni nel Mezzo (dettaglio), 2018, ramo, lampada, batteria, specchio, spago, lacca.
  35. Andrea Tilaro, Senza titolo, 2018, installazione.
  36. Andrea Tilaro, Senza titolo (dettaglio), 2018, installazione.
  37. Greta Vetri, Senza titolo, 2018, acrilico su carta.
  38. Moreen Vogel, Rocket, 2018, ceramica.
  39. Joshua Zielinski, La Nebbia, incisione su pietra e partecipazione del pubblico.
  40. Vincenzo Monaco, Pasquasia, 2017.
  41. Vincenzo Monaco, Pasquasia, 2017.
  42. Vincenzo Monaco, Pasquasia, 2017, still da video.
  43. Vincenzo Monaco, Pasquasia, 2017, still da video.
  44. Vincenzo Monaco, Pasquasia, 2017, still da video.
  45. Vincenzo Monaco, Pasquasia, 2017, still da video.
  46. Marcello Ferraresi, Performance VR-Tilt Brush, in collaborazione con Nemesis Computer.