Francesco Balsamo│COME

di Alessandra Tomasello

 

Un turbinio, l’incedere cadenzato, un ritmo avvolgente. Il suono del vento che accompagna il nostro sguardo e si fa portatore di un messaggio nascosto. Il vento, che con il suo movimento vorticoso, dona un’anima alla fissità del disegno, lo sospinge e lo agita.

Quale “agente” atmosferico esso si fa carico di uno dei leitmotiv della personale dell’artista catanese Francesco Balsamo dal titolo Come, presentata in due atti, il 9 e il 23 novembre, alla White garage di Gianpiero Vincenzo e curata in collaborazione con lo staff di Ritmo. La mostra sarà visitabile fino al 13 dicembre.

Balsamo è un artista dal doppio talento di poeta e di disegnatore. Seppure queste due nature sono percepite come dissonanti e in contrasto, vengono risolte dall’artista nel disegno che assume uno status di sospensione, di preparazione e di attesa.

La mostra si avvale, non a caso, della scansione temporale tipica del teatro: due atti, due momenti di un racconto introspettivo che sonda le parti più recondite dell’animo dell’artista, nella realizzazione di un sapiente gioco di rimandi e di metafore poetiche.

Come ha un doppio valore semantico: può essere inteso quale riferimento ad altra cosa, una vicinanza, una somiglianza oppure un’alternativa, un altrimenti, come dichiara Tobia S. Conti nel passo che fa da supporto letterario alla mostra. Il come diventa il mezzo attraverso cui l’artista approda alla dimensione della fragilità umana, filtrata da un immaginario che ha come protagonisti gli animali.

Nell’ atto I, si svolgono tre scene in video sequenza che procedono secondo un tempo intrinseco ed estrinseco, concatenate e correlate l’una con l’altra. Il suono del vento le tiene unite e ne determina la loro azione, ne sconvolge il movimento.

Nella prima scena, si è svolto o ancora deve svolgersi un incontro. Al centro una sedia vuota e la proiezione di una vignetta che allude ad una conversazione, forse di un dialogo tra l’es e l’io, forse un immergersi nell’intricata entità dell’inconscio, come un intreccio di roveti e fogliame. Nella seconda, si passa ad un più esplicito confronto tra due anime, il bianco e il nero, incarnate nella figura di un lupo che perde la testa e poi la riacquisisce, in un atto di composizione e scomposizione. Infine, la terza ha come la funzione di marcare il ritmo delle prime due. Un diavolo-lupo, un satiro ha in mano un mestolo che il vento sposta avanti e indietro come un pendolo, determinando un ritmo che rintocca su una parete.

Anche nell’ atto II, l’esposizione verte sulla circolarità del tempo del racconto di cui il primo e l’ultimo disegno ne costituiscono l’inizio e la fine o viceversa. In tale contesto, però, il bianco e il nero si aprono a diverse sfumature di colore che consentono all’artista di sperimentare diversamente il suo medium. L’intento di Balsamo si concretizza nell’oltrepassare un limite, un confine, quello del foglio, da cui le immagini sembrano uscire e prolungarsi al di fuori di esso. Se la tematica è la stessa del primo atto, quella dell’interiorità, in questa seconda parte della mostra, oltre alle figure di animali, appaiono delle sagome umane, delle silhouette, colte in gesti ora di sorreggere, ora di lasciare andare l’una e l’altra forma. Il segno della matita diventa l’espediente per tracciare dei contorni, il cui tratto viene lasciato volutamente non finito, quasi riuscisse ad incidere il foglio come un bisturi, creando una sorta di ferita, un taglio, realizzato alle volte con del nastro adesivo. Tale composizione fa sì che si definisca una labile demarcazione tra il figurativo e l’astratto, dove talvolta l’astratto può essere ancora percepito come figurativo.