La forma del suono: intervista a Manuel Fois

di Vittoria La Russa

 

Manuel Fois è un giovanissimo artista che lascia l’Italia e si trasferisce a Londra per accrescere il suo bagaglio culturale, professionale e artistico. Nella capitale inglese si avvicina alla New Aesthetic e, grazie alla sua passione per la musica elettronica, ha l’ispirazione che segnerà le sue opere: lavori geometrici che trasformando in immagini i suoni. Noi di Balloon Project lo abbiamo intervistato per entrare all’interno del suo rigoroso, determinato e straordinario mondo e scoprirne di più.

Chi è Manuel Fois? Parlaci brevemente di te, del tuo percorso artistico e professionale.

Sono Manuel Fois, sono nato a Cagliari e attualmente vivo e lavoro a Londra dove sto terminando i miei studi presso la Central Saint Martins. Ho iniziato la mia ricerca nel panorama della sound art anni fa, ma il mio interesse per la rappresentazione del suono è arrivato in seguito, probabilmente dopo le mie prime produzioni di musica elettronica. Ho iniziato ad esplorare il campo della ricerca sonora campionando tracce audio tratte dalla mia quotidianità e beat creati digitalmente al PC. Notavo che, andando avanti, le mie produzioni si focalizzavano sempre di più sull’operazione concettuale di analisi di un singolo suono. Nacque in me, dunque, l’esigenza di trovare uno spazio fisico alle onde sonore, una forma, uno spessore visivo, una dimensione. Il suono è quell’elemento invisibile che ci accompagna durante tutti i momenti della nostra vita; rappresenta per me un elemento essenziale di lettura della realtà.

 

Chi o che cosa ti ha avvicinato alla New Aesthetic?

La New Aesthetic, come movimento culturale, nasce proprio a Londra nel 2012, quindi il fatto stesso di vivere a Londra mi ha avvicinato a questa corrente. Ripensandoci, da compositore sono sempre stato vicino al suono rappresentato in forma grafica. Con i suoni generalmente su schermo si lavora così. Partendo da quello, svilupparne una ricerca visiva è stata la conseguenza.

 

Che ruolo ha la New Aesthetic nel panorama artistico contemporaneo?

A mio parere, la New Aesthetic ha assorbito completamente tutte le novità nel campo delle arti visive. É impensabile che un’artista oggi non si debba confrontare con immagini generate in automatico da un PC (elaborazioni varie, fotografia digitale ecc.). Prova a pensare ad un semplice screenshot, a quanto sia diventato un modo immediato per comunicare e a quanto questo strumento semplicissimo possa diventare parte di un linguaggio artistico. Prova a pensare a come Instagram ha rivoluzionato il modo di fruire e comunicare l’arte oggi. La tecnologia ha cambiato il modo di percepire e metabolizzare le immagini. In quest’epoca, le immagini che arrivano a i nostri occhi ogni giorno sono processate da macchine. E questo è un dato di fatto. La New Aesthetic, che potrebbe essere tranquillamente considerata l’ultima “avanguardia” nella arti visive (ma non solo), focalizza l’attenzione su questo fenomeno di oggi legato al mutamento della natura delle immagini.

 

Le tue opere hanno messo in relazione arte figurativa e suono. Secondo te, che rapporto c’è tra questi due elementi?

Se  per “arte figurativa” si intende la rappresentazione letterale di un immagine, allora un grafico estratto da un file audio è, sostanzialmente, un immagine effimera che necessita di attenzione alla pari di ogni altro soggetto. Da pochi secondi di audio si potrebbero probabilmente ricavare migliaia di grafici come quelli che visualizzo e trasferisco sui miei lavori. Porre attenzione su un’immagine così “veloce” mi costringe a ripercorrere in qualche modo il processo di creazione di questo file e a focalizzarmi su un immagine in particolare che, altrimenti, non verrebbe neanche vista o percepita.

 

Se dovessi scegliere tre aggettivi, quali useresti per descrivere i tuoi lavori?

Precisi, millimetrici, e, in qualche modo, anche grafici. Credo la loro ”autonomia” a livello visivo risieda proprio nel terzo aggettivo.

 

Sulla base della tua esperienza nell’ambito artistico londinese, in che cosa, secondo te, l’Italia è privilegiata e in cosa, invece, dovrebbe ancora migliorare?

La politica in Italia schiaccia il lavoro dei giovani e riduce sempre di più quel poco di raggio d’azione rimasto. Per fortuna, molti artisti della mia fascia di età hanno capito che, per lavorare o per formarsi bene, bisogna passare dall’estero. Londra, in particolare, è uno dei poli dell’arte contemporanea in Europa. La mia esperienza qui, cibo a parte, è stata ed è molto positiva e, se mai più avanti deciderò di tornare in Italia, potrò contare sicuramente sul ricco bagaglio di esperienza che mi ha offerto questa città che, diversamente, non avrei potuto accumulare.

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sono al lavoro per una personale piuttosto grande a Milano, in arrivo prossimamente.