INTERVISTA A GABRIELE D’ANGELO

di Gaia Castiglione

 

I suoi lavori sono rigorosamente “Made in Sicily”, è Gabriele D’Angelo, designer di Alcamo, che considera la Sicilia un enorme serbatoio di idee e trova il binomio design/artigianato una delle sfide più stimolanti del suo lavoro, tanto da aver dato vita, insieme al conterraneo Riccardo Ferrantelli, falegname di terza generazione, al brand “Trame Siciliane”, grazie al quale ha riscosso e, sta riscuotendo, un enorme successo.

Dopo aver conseguito la laurea triennale in disegno industriale presso la facoltà di architettura dell’Università di Palermo, continui i tuoi studi, conseguendo la laurea specialistica in design, a Firenze. Quali sono i motivi che ti hanno spinto a ritornare a lavorare in Sicilia?

Firenze mi ha dato tanto sotto il livello umano e professionale, ma ad un certo punto mi sono reso conto che era una città che non poteva offrirmi la libertà di azione che io desideravo. Mi sono poi ritrovato a dover tornare in Sicilia anche per motivi personali ed una volta tornato mi si sono presentate delle possibilità che  prima non avevo mai preso in considerazione. Così ho deciso di investire il mio tempo e le mie conoscenze per provare a “costruire” qualcosa, anche se in piccolo, nella mia terra. Ad oggi, nonostante tutte le difficoltà che incontro, posso dire che ne è valsa la pena per via di tutta l’esperienza che sto acquisendo.

“Homage to the cube”, è uno dei tuoi progetti, chiaramente ispirato a “Homage to the square” di Josef Albers. Quali sono i “maestri” , da cui trai ispirazione nei tuoi lavori?

Albers è stato il maestro attraverso il quale ho capito che il design può andare oltre la ricerca di un rapporto tra forma e funzione. I miei maestri sono i designer che in passato, quindi, sono andati oltre questo rapporto cercando di dare ai loro progetti qualcosa in più. Due su tutti sono stati sicuramente Giò Ponti e Piero Fornasetti. Ma vorrei citare anche dei designer più contemporanei che apprezzo tantissimo in questo senso, ovvero Elena Salmistraro, Antonio Aricò e Jaime Hayon.

Dall’incontro tra artigianato e design nasce il brand “Trame siciliane”. Come è stato far coesistere queste due esperienze, quella del design e quella dell’artigianato, in un unico progetto?

Design e artigianato coesistono praticamente da sempre e sotto tantissime forme. Credo che far coesistere insieme queste due cose sia uno degli aspetti più stimolanti che il mio mestiere possa offrire. Lavorare spalla a spalla con l’artigiano ti mette davanti a delle sfide davvero difficili ma anche estremamente gratificanti.

Soggetti della collezione sono le teste di moro, le maioliche ed i carretti, tutte icone della Sicilia. Possiamo quindi dire che la Sicilia rappresenta, forse, la tua più grande fonte di ispirazione?

Credo che sia impossibile non farsi ispirare dalla Sicilia. Renato Guttuso diceva: “Anche se dipingo una mela, c’è la Sicilia”. Non mi stancherò mai di affermare che la Sicilia è erede di un patrimonio iconografico enorme, fatto di luoghi, architetture, ornamenti, decori, manufatti, ecc.. Un enorme serbatoio di idee nel quale mi piace tuffarmi per ripescare sempre qualcosa di interessante da usare in un mio progetto.

Numerosi sono gli eventi a cui, con “Trame Siciliane, hai partecipato insieme alla falegnameria Ferrantelli, tuo partner in questo progetto. Tra tutti, qual è stato, quello che maggiormente ti ha interessato?

Quest’anno abbiamo avuto il piacere di essere presenti a “Cibo Nostrum”, un grande evento che si svolge a Taormina, da ormai sette anni e che raccoglie gli chef e le eccellenze eno-gastronomiche della Sicilia e non solo. Una grande festa dove abbiamo ritrovato tanti amici e clienti con i quali abbiamo avuto la fortuna di poter collaborare finora. È stato li che con Ferrantelli, ci siamo resi conto per la prima volta di tutto il lavoro svolto e dei grandi passi avanti che con Trame Siciliane siamo riusciti a fare in questi due anni.

Non è la prima volta che realizzi un progetto di design in collaborazione con artigiani. Nel 2014, infatti, hai partecipato alla mostra collettiva “Change”, all’interno della Milano design library, con il progetto “Pin&Pinta”, realizzato in collaborazione con artigiani ceramisti; la mission della mostra era quella di evidenziare il cambiamento di rapporti tra design ed artigianato. In che modo secondo te, oggi, il rapporto tra queste due diverse esperienze è cambiato?

È cambiata la dinamicità dei rapporti tra designer e artigiano. Con questo intendo che grazie ad alcuni mezzi di produzione attuale, dei quali ormai molti artigiani si avvalgono, passare dall’idea alla prima prototipazione di un progetto è sicuramente più rapido. Con questi nuovi mezzi, si sono ampliate le possibilità di scelta di lavorazioni e di materiali da usare, dando così ai designer grandi margini di sperimentazione.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto lavorando a dei nuovi progetti per Trame Siciliane che spero possano vedere presto la luce. Inoltre ho in ballo due collaborazioni con altrettante aziende ed una piccola auto pubblicazione editoriale che renderò pubblica molto presto. Il tutto sempre Made in Sicily.