Viaggio intorno a casa: la mostra fotografica di Lorenzo Cicconi Massi alla Plenum fotografia contemporanea

di Alessandra Tomasello

 

Con grande successo di pubblico domenica 17 febbraio è stata inaugurata a Catania, presso la Plenum fotografia contemporanea, la mostra fotografica di Lorenzo Cicconi Massi, fotografo affermato nel panorama italiano e internazionale, vincitore di numerosi premi tra i quali si annoverano il G.R.I.N., nel 2007, per la serie sui giovani “Fedeli alla tribù” e nel 2017 il premio “Scanno dei fotografi”. Ma Cicconi è anche regista tanto che ha realizzato due lungometraggi, uno nel 2003 “Prova a volare” con un esordiente Riccardo Scamarcio, Ennio Fantastichini e Antonio Catania, l’altro, nel 2011, è un omaggio al proprio maestro Mario Giacomelli, girato in occasione del decimo anniversario dalla sua scomparsa dal titolo “Mi ricordo Mario Giacomelli”. La mostra sarà visitabile fino al 10 marzo.

Il progetto della mostra nasce dalla collaborazione tra Massimo Siragusa, direttore artistico della Plenum, nonché curatore, e Lorenzo Cicconi Massi entrambi impegnati nella rivista e casa editrice di fotografia autoriale Contrasto.

Parlando con Franco Ferro, cofondatore della galleria, assieme allo stesso Siragusa con Alberto Castro e Maurizio Martena, abbiamo scoperto il mondo in bianco e nero dietro cui si cela l’obiettivo di Cicconi Massi. I suoi lavori possono essere considerati un trait-d’union tra la corrente fotografica degli anni ’70-’80 tipica della scuola marchigiana di Senigallia, patria dell’artista, che ha come punta di diamante Mario Giacomelli, e i risultati della nuova generazione. La riflessione del fotografo senigalliese comincia proprio a partire dall’estetica del maestro ispiratore e fa diventare suo quel tipico linguaggio giacomelliano del bianco-nero declinato in diversi toni del grigio, schietto ed essenziale, ma se ne distacca, raggiungendo esiti particolari e del tutto personali. Di fatti, per quanto il soggetto protagonista del maestro e dell’allievo è lo stesso, il paesaggio marchigiano, Cicconi Massi approda ad una visione oniricia, quasi metafisica riuscendo, così, a smorzare i toni fondamentalmente drammatici di Giacomelli.

All’inaugurazione erano presenti l’autore Cicconi Massi, Enzo Gabriele Leanza, docente universitario di fotografia, fotografo e fondatore della rivista Spectrum e Giuseppe Pappalardo, critico fotografico e storico della fotografia che hanno introdotto l’esposizione.

Leanza ha sintetizzato il lavoro di Cicconi Massi in tre parole chiave che comprendono oltre ai già citati Senigallia e Giacomelli, il termine ombre: «Lorenzo molto spesso viene considerato un prosecutore dell’opera di Giacomelli, ma in realtà ha metabolizzato la sua opera e l’ha trasformata, non è un imitatore. Da lui ha subito una filiazione poetica, ha imparato una calligrafia della scrittura fotografica, quella del bianco nero, dei forti contrasti ma l’ha fatto assolutamente sua attraverso un meccanismo oppositivo. La materialità e i toni scuri da “realismo magico” del maestro si trasformano nelle immagini di Lorenzo in leggerezza così che il suo linguaggio diventa complementare a quello di Giacomelli. Un testo interessante che permette di comprendere il nostro discorso è “La figura nera aspetta il bianco”, raccolta delle opere di Giacomelli, in cui nella prospettiva delle immagini di Lorenzo avviene un’inversione: è il bianco che aspetta l’ombra. Nelle sue serie si vivifica l’idea della proiezione del sogno e, in maniera tangenziale, mi richiama il lavoro in camera oscura, luogo prediletto sia da Lorenzo che dal maestro.»

Giuseppe Pappalardo invece coglie il nucleo espressivo di Cicconi Massi che si esplica nel tema dell’emozione: «La fotografia di Lorenzo, che ha radici nel movimento iniziato da Cavalli e poi perseguito da Giacomelli, non vuole essere un documento del territorio, ma si mette a disposizione dell’emozione. Si parla tanto di programmazione culturale attorno alla fotografia e si dimentica questo dato importantissimo. Siragusa, nell’introdurre Lorenzo, ha parlato di un dinamismo della forma, ma la parola emozione non contiene essa stessa l’ida del movimento? E-mozione come sintesi di nous e somatos nella ricerca di una bellezza che si concretizza. Lorenzo riesce a materializzare tutto questo con una leggerezza assoluta, quella leggerezza di cui Calvino parla nelle sue “Lezioni Americane” e che si tramuta in grazia».

Proprio quest’idea del movimento che si esprime nella metafora di un viaggio esplorativo dei luoghi familiari all’artista si realizza davanti ai nostri occhi. La serie di immagini esposta è un’antologia che racchiude scatti dal 1999 al 2017 e che include la serie “Paesaggi delle marche”, “Altagamma”, “Le donne volanti”, “Cammino verso niente” e un “Altro mondo”. L’obiettivo del fotografo si sofferma soprattutto sul paesaggio che se alle volte è protagonista assoluto dell’immagine, talaltra diventa una quinta, uno sfondo su cui si esercitano i tentativi di alcune donne di slanciarsi verso l’alto, come un salto per spiccare un volo proiettandosi in una dimensione altra, lontana dalla realtà. In alcune foto la donna, come ci racconta Cicconi, è la stessa moglie che con forte espressione istantanea viene immortalata nel gesto di lanciare la chioma verso un cielo abitato da uno stormo. Vediamo poi le ombre di figurine che sembrano fluttuare e dirigersi verso un luogo i cui confini si smaterializzano. Oppure ancora una sequenza di scatti con una serie di alberelli i cui rami trasmutano in forme che dialogano con lo sguardo dell’artista durante una passeggiata in campagna.

Il mondo che Cicconi Massi qui ci presenta è dunque l’immersione all’interno della propria sfera emotiva, intima e privata in cui l’immagine spesso riecheggia connessioni anche con altri organi di senso, come il rumore del vento che spinge il velo dopo una giornata di tempesta. E concludendo con le parole dello stesso autore «Io volevo urlare la mia emozione. La fotografia per me è guardare il mondo con gli occhi meravigliati di un bambino».