God from the machine:

la percezione della realtà attraverso l’automa

di Chiara Franzó

 

Dal 30 marzo al 27 aprile (prorogata all’11 maggio 2019), la galleria White Garage di Catania ospita la mostra personale di Simone Caruso, intitolata god from the machine e curata dal collettivo canecapovolto.

Vero e proprio exploit del giovanissimo Simone Caruso che, dopo essersi diplomato nel 2017 presso l’Accademia di Belle Arti di Catania con la tesi “La società dell’automatismo”, continua la sua ricerca sul linguaggio delle immagini e sulla loro influenza sulla società contemporanea.

God from the machine, visitabile fino al 27 aprile presso la galleria catanese White Garage, è il frutto di questi studi ed esprime al meglio le parole dell’artista: «l’umanità appare come un insieme di individui ciechi impegnati nella costruzione di un grande idolo, un gigantesco agnello d’oro da poter idolatrare».

Due delle pareti della galleria, inaugurata lo scorso giugno, sono tempestate di fotografie analogiche. Esse sono metafora dell’umanità in quanto attraverso un’azione inclusiva dell’uomo nelle immagini diventano esse stesse la nostra realtà, e sono gli artefici dei sei “idoli” digitali che regnano sovrani.

Immagini analogiche e digitali coesistono in un dualismo insuperabile ed è per questo che la scelta di contrapporre le due tecniche non vuole assolutamente privilegiare uno dei due sistemi, ma mostrare quanto l’uno non può esistere senza l’altro.

Nell’allestimento delle fotografie, originale è la scelta di utilizzare solo due serie e ripeterle in maniera sparsa nello spazio, così da creare un movimento continuo nella fruizione, poiché le immagini appaiono come dei déjà-vu al visitatore che si interroga sulla possibilità di averle realmente già viste e spinto da curiosità si ritrova a tornare al punto di partenza.

Sorprendente l’opera Untitled della durata di 7,45 minuti. Nell’oscurità uno speaker digitale recita poesie accompagnate da immagini, video e sezioni di gioco acquisite da una scheda video di un computer. È un video denuncia, politicizzato contro il capitalismo e l’eccessivo uso del copyright. Apocalittico, a tratti leggermente angosciante, ma incredibilmente espressivo. L’accusa dell’artista riguarda l’era della digitalizzazione in cui accedendo continuamente ai contenuti altrui persino per gli artisti creare qualcosa di originale è difficoltoso, per questo crede che il copyright sia diventato obsoleto.

 

«Delirio estivo. / Allucinazioni in sedia a rotelle / Liquidi da drenare / momenti d’amore ci intrecciavano.

Lotta digitale, gli déi sono dietro l’angolo. / FUOCO

Sintesi di scelta. / Libero arbitrio.EXE

Una nuova consapevolezza sta sorgendo basata su un’immensa banca dati. / Magia e rituali, geroglifici del deep web.

La lotta per la libertà umana è combattuta tra i dispositivi mediali, nel, cyberspazio. / Le categorie esistenti con cui giudichiamo il mondo cadranno, come obsolete, mortificanti, ottuse.

Autori e autorità si dissolveranno nell’accelerazione esponenziale del processo di copia delle informazioni.

Post-capitalismo.»

(Il viaggio verso l’abisso.)

 

Ad accompagnare il visitatore in questo percorso all’interno dell’automatismo un sottofondo musicale, Diffusione audio ambientale, in loop creato dall’artista, che ha composto una melodia al pianoforte e l’ha poi, attraverso processi digitali, trasformata in techno music. Anche la musica rispecchia, all’interno della mostra, la ricerca artistica di Caruso che utilizza tutti i mezzi a sua disposizione per proiettare il pubblico nella sua visione del mondo.

Importante la presenza di canecapovolto, che ne ha si curato l’allestimento e che condivide con l’artista lo sperimentalismo visivo e sonoro.

Il risultato è un viaggio all’interno della nostra percezione della realtà e della verità, un punto di partenza da cui riflettere, la visione di un mondo automatizzato non lontano da ognuno di noi.

Copertina: Simone Caruso, god from the machine, Ph Alessandra Tavella