CUT AND RUN | canecapovolto

di Viviana Triscari

 

Si è conclusa il 17 novembre negli spazi della neonata galleria White Garage la mostra CUT and RUN – tagliare persone/luoghi/cose del collettivo catanese canecapovolto, curata da Marco Orazio Re in collaborazione con il direttore artistico dello spazio Gianpiero Vincenzo.

Attivo fin dal 1992 il gruppo si connota per una forte vocazione sperimentale messa in atto tramite l’uso di media differenti, quali collages, assemblaggi, video, film acustici, found footage e per una decisa critica al concetto stesso di autorialità e di opera intesa come esclusiva creazione dell’artista.  La ricerca di Canecapovolto, infatti, non nasconde il debito con certe pratiche artistiche del passato: dalle avanguardie storiche, dadaismo e surrealismo su tutte, alla dichiarata matrice situazionista e relazionale.

In mostra sono alcuni dei lavori realizzati nell’arco di tutta la carriera. Collages e assemblaggi composti con objet trouvé e vecchie fotografie; carte geografiche smembrate e riassemblate chi si intrecciano ad enigmatiche genealogie; riproduzioni fotografiche degli stessi collage che suggeriscono una riflessione sul rapporto tra copia e originale. Sono immagini come rebus, accostate secondo un criterio insieme casuale e necessario, accompagnate talvolta da frammenti scrittorei, e il cui significato non è mai univoco, ma sempre nasce dalla relazione con lo spettatore, poiché secondo la lezione di Bourriaud«l’arte è uno stato d’incontro».

E’ un’operazione di sabotaggio e di risemantizzazione delle immagini quella fatta da Canecapovolto, un’operazione dunque che vuole essere anche politica. E’ spontaneo allora pensare al détournementsituazionistastrumento linguistico e critico, arma rivoluzionaria, che nelle parole del suo teorizzatore Guy Debord è definito come il«linguaggio fluido dell’antideologia». L’Uomo Massa, la società dello spettacolo, l’intolleranza nei confronti del diverso, la mitizzazione del corpo sono alcune delle tematiche che emergono in maniera più o meno esplicita dai collages, a volte ironici, a volte cupi, quasi sempre provocatori.

Nello spazio della galleria venerdì 9 novembre si è tenuto Kinithon live, progetto di improvvisazione video sonora. Il suono straniato e straniante di tastiere modificate e drum machine si combina con lo scorrere di immagini, una al minuto, che funzionano quasi da spartito musicale. Equivalente video-sonoro della pratica del collage ma scaturita da quello che il collettivo stesso definisce efficacementeinconscio tecnologico, la performance strizza l’occhio a John Cage, ai giochi combinatori di ascendenza surrealista e pare essere infine un omaggio al Caso, a quello di mallarmeiana memoria, evocato simbolicamente nell’immagine, più volte reiterata, del lancio dei dadi.