Intervista ad Anna Guillot di On the Contemporary

di Giuseppe Mendolia Calella

Un nuovo spazio dedicato alla cultura visuale contemporanea inaugura a Catania in pieno centro. On the Contemporary pone le sue basi sulla ricerca, avviata da molti anni dall’artista, curatrice, docente Anna Guillot. Una programmazione attenta agli ultimi sviluppi dell’arte contemporanea e della comunicazione visiva con una progettualità dall’alto profilo teorico orientata alla sperimentazione laboratoriale e multidisciplinare.

Chi è Anna Guillot? Ci racconti brevemente di sé.

Sfuggo alle definizioni e non amo le identità a senso unico. Opterei per il termine “ricercatore”. Mi racconterei – uso il tuo termine – dicendo di esserlo in prima persona in ambito artistico e al contempo nella didattica e nell’ideazione dei progetti che realizzo, di cui scrivo e pubblico. Come artista vengo dall’esperienza verbo-visiva, dalla vicinanza ad alcuni Maestri dell’area visuale italiana, il che tra l’altro mi ha portato alla fondazione di un archivio-laboratorio rivolto al libro e al multiplo d’artista, il KoobookArchive. In seno all’Accademia ciò ha inciso sull’inserimento nel piano didattico di una disciplina specifica, tempo fa nuova per Catania, “Progettazione del libro d’artista” e, nel contesto del biennio specialistico di “Progettazione artistica per l’impresa”, sull’attuazione di progetti rivolti al libro e al multiplo d’artista, ovvero improntati a un’arte serializzabile e democratica. Parallelamente, sul piano della realizzazione di eventi, multimedialità e site-specific hanno permeato la mia operatività sempre intesa come ricerca e scambio. Per me, in Accademia e fuori, tutto ciò si è tradotto nel rapporto di massima apertura con altri artisti e nella collaborazione con riviste specializzate.

Quali sono i suoi punti di riferimento nel mondo dell’arte contemporanea?

Dando per scontato il grosso debito che ancora oggi abbiamo verso l’Avanguardia, dai primi anni ’80 ho guardato alla Neoavanguardia, conosciuto e più volte operato insieme a diversi dei suoi esponenti e a gruppi: Vincenzo Accame, Carlo Belloli, Mirella Bentivoglio, Luciano Caruso, Giuseppe Chiari, Giovanni Fontana, Arrigo Lora-Totino, Eugenio Miccini, Massimo Mori, Lamberto Pignotti coinvolgendo alcuni di loro anche direttamente nella didattica. Oltre all’area verbo visiva e a quella della poesia fonetica, e all’ambito di Fluxus, le figure cosiddette trasversali sono il mio riferimento privilegiato. Da quelle storiche, una per tutte, James Lee Byars, ai giovani e ai gruppi: l’area di ricerca napoletana su parola e performance, parlo di JunGrabbe e Domenico Mennillo facenti capo alla fondazione Morra, ma anche sull’installazione tecnologica come fa Roberto Pugliese che lavora con Mazzoli, dell’area umbra con Emanuele De Donno e quella degli “operatori del libro”, collezionisti, editori, artisti. Di qui al mio altro riferimento, quello sono-visivo, il passo è breve. Da Max Neuhaus a Ryoji Ikeda per fare solo due nomi, alla sfera della migliore Sound art internazionale.

Di recente si è inaugurato lo spazio On the Contemporary da lei fondato. Perché uno spazio dedicato ai linguaggi visivi contemporanei a Catania? Che taglio avrà lo spazio? Che programmazione? A chi si rivolge?

Lo spazio On the Contemporary nasce con intenti di ricerca, come riferimento per una riflessione sui linguaggi e i temi del contemporaneo, come punto di contatto e scambio tra artisti e operatori culturali. Potrà anche manifestare connotazioni espositive, ma non si tratta di una galleria bensì di uno spazio non convenzionale, di un laboratorio, di pensiero prima di tutto, dove vigerà la connessione tra discipline e in particolare tra temi afferenti alla sfera visiva e sonora. Si terranno mostre ma soprattutto workshop e residenze.

All’Accademia, in quanto Istituzione di “alta cultura”, e a tutte le realtà culturali che in qualche modo le ruotano intorno per via più o meno diretta, alle gallerie, agli spazi di ricerca e alle realtà indipendenti come On the Contemporary spetta incidere sul territorio, non rinunciando a estendere collegamenti e operatività oltre l’area locale. Operare secondo un principio di glocalità è ciò in cui ho sempre creduto.

Con quale mostra lo spazio ha aperto e perché?

La scelta di una mostra incentrata sulla grafica, su una grafica “altra” però, che pone al centro l’impegno sociale (e non quello della promozione commerciale), mi è parso un buon modo per cominciare. Avere presenti di persona oltre che con le opere, Armando Milani, autorevole esponente della grafica internazionale, e Gianni Latino, figura tra le più rigorose ed esigenti nel panorama locale, unitamente a Giovanni Anceschi, storico e teorico della comunicazione visiva e artista fondatore del Gruppo T nel 1959, contribuisce a presentare al meglio il senso di quanto ho in mente per On the Contemporary.

Punti di forza e punti deboli di aprire uno spazio a Catania?

Sono tutti i punti, forti e deboli, delle città di provincia oltretutto in un tempo di cambiamento epocale. In potenza sempre presenti e “al centro”, grazie ai mezzi di cui si dispone, siamo tuttavia periferici, e viviamo sulla nostra pelle tale condizione. Ma questa non è la sede per una disamina di certe problematiche. I presupposti di cui dicevo mi pongono comunque in una condizione di privilegio. Chi fa ricerca è animato da uno spirito che è più in là, vissuto all’insegna di uno stato di permanente inquietudine – condizione propria del fare ricerca –, ma capace di portare gratificazioni. Senza separare fasce generazionali e provenienze geografiche, ho in mente di coinvolgere coloro che mi sono compagni. Maestri, come ho sempre fatto, ma anche giovani ricercatori. Ribadisco: è mia intenzione operare secondo un principio di glocalità.

C’è stato un evento o un incontro in particolare che le ha fatto capire che era giunto il momento per lei di aprire questo spazio?

Una rete personale di rapporti di qualità e di collegamenti costruiti nel tempo e, insieme, la presa d’atto che anche a Catania la ricerca sui linguaggi contemporanei richiede di essere incentivata, come accade in centri d’eccellenza in Italia e all’estero, al fine di contribuire a innescare processi di riqualificazione della cultura, mi hanno reso la decisione non più differibile.

Come definirebbe il panorama artistico siciliano? Esiste una rete o un sistema dell’arte dove lo scambio tra individui, operatori e istituzioni pubbliche e private possa definirsi maturo? 

È tutto costantemente in itinere. In primo piano ora sono “Palermo Capitale” e Manifesta. Vedremo dopo questo momento speciale come si stabilizzeranno una serie di umori, equilibri e relazioni. È ancora una certa dimensione provinciale connotata da solipsismo purtroppo a permeare i rapporti e le intese.

A quali progetti sta lavorando per i prossimi mesi?

Saranno resi noti alcuni aspetti della ricerca sperimentale del KoobookArchive e le proiezioni che un certo tipo di libro contemporaneo e le immagini aprono in direzione spaziale, sonora e performativa. Interverranno e collaboreranno esperti della parola visuale, performer della voce, sound artist, architetti, editori e teorici dei linguaggi.

Anna Guillot, Armando Milani, Gianni Latino_ph. Egidio Liggera

(1)Anna Guillot, Giovanni Anceschi_ph. Egidio Liggera

(2)On the Contemporary_L'altra grafica_Opening_ph. Egidio Liggera

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On the Contemporary_L'altra grafica. Armando Milani, Gianni Latino_ph. Egidio Liggera

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(1) Anna Guillot con Armando Milani e Gianni Latino (ph Egidio Liggera)

(2) Anna Guillot e Giovanni Anceschi (ph Egidio Liggera)

(3) Opening della mostra “L’altra grafica tra pubblico e sociale” (ph Egidio Liggera)

(4) Vista dello spazio On the Contemporary (ph Egidio Liggera)